lunedì 18 settembre 2017

Il multiverso interiore

di Nicola Bertin.

Forse qualche volta ti è capitato un momento di stress emotivo, di rabbia, tristezza o entusiasmo, gioia, e hai avuto un comportamento o una reazione diversa da quelle abituali, che hanno sorpreso te stesso o le persone che ti conoscono e ti hanno fatto dire "quello non ero io".

Magari hai sperimentato pratiche di meditazione in cui si cercava di osservare i propri pensieri. Se c'è quindi una parte di me che osserva e una parte di me che pensa e viene osservata, allora chi sono io ?

Se ti sei interessato di Psicologia o di Sviluppo Personale hai forse sentito parlare del bambino o della bambina interiore, secondo il modello dell'analisi transazionale. Secondo questo modello la personalità di ciascuno è composta da tre differenti strutture che generano tre diverse modalità coerenti di sentire, pensare e fare, l'Adulto, il Genitore e il Bambino.
Con la teoria di Ego, SuperEgo ed Es di Freud o degli archetipi di Jung, sono altri modi per esprimere l'idea che la personalità di un individuo è composta da parti diverse, a volte anche molto diverse tra loro.

Nella Psicologia orientata al Processo queste parti vengono chiamate figure di sogno. Una figura di sogno è la personificazione di un pezzo di informazione o modello che compare con una personalità. Questi pezzi possono essere modelli o processi dinamici come sensazioni, desideri, resistenze, fantasie ecc..
Funzionano un po' come le app di uno smartphone: rimangono apparentemente "dormienti" dentro di noi finché un evento le "attiva" e possono arrivare a prendere temporaneamente il sopravvento sulla nostra personalità principale.
C'è infatti una parte di noi con cui ci identifichiamo, che ci piace abbastanza o che comunque riteniamo debba essere il modo in cui ci dobbiamo relazionare con il mondo. E' la parte "attiva" per la maggior parte del tempo, di cui siamo consapevoli e che è considerata "accettabile" dal nostro sistema di credenze.
Man mano che ci allontaniamo dal raggio della nostra consapevolezza troviamo altre parti di noi, figure di sogno che più sono lontane dal nostro sistema di credenze, più ne ignoriamo la l'esistenza. Queste figure di sogno secondarie si esprimono in modo inconscio attraverso canali come sensazioni corporee, movimenti, sogni, ecc.
Alcune figure di sogno sono "speciali". Una di queste, chiamata meta-posizione, è quella parte che permette l'auto-osservazione (come accade nella meditazione) e che connette tutte le altre ed è capace di estendere la consapevolezza dell'individuo.
Un'altra figura di sogno speciale è il critico interiore, fortemente collegata al nostro sistema di credenze. Supporta le parti di noi con cui ci identifichiamo ed è spaventata da quelle con cui non ci identifichiamo. Il critico interiore non emerge mai da solo: dove c'è un critico in azione, c'è anche una figura di sogno che viene criticata, e soffre, e secondo alcuni è causa della maggior parte della sofferenza che sperimentiamo tutti i giorni.
Lavorare sul critico permette di trasformare l'energia di questa figura cambiare anche radicalmente la qualità della vita. Ne parlerò più in dettaglio nei prossimi post. Mi pare comunque che si possa dire che il nostro multiverso interiore è certamente piuttosto affollato!


mercoledì 6 settembre 2017

L'arte di arrendersi

L'asma mi sta insegnando l'arte di arrendersi. Quando arriva, devi abbandonare tutto quello che stavi facendo per dedicarti a lei. Se capita mentre dormi nel tuo letto, devi svegliarti, cercare una posizione favorevole, tossire per liberare i bronchi e cercare di respirare il più possibile tra un colpo di tosse e l'altro. Non hai tempo per arrabbiarti. Devi arrenderti a lei, perché il corpo rilassato richiede meno ossigeno.
Capisci che non hai nemmeno il controllo completo del tuo corpo, che sembra rivoltartisi contro e a stento acchiappi pensieri ed emozioni che schizzano nella mente in preda al panico. Stai lì, seduto sul letto con la schiena appoggiata al muro. Attendi che il farmaco faccia effetto e intanto osservi mentalmente il rigagnolo d'aria che sibila mentre s'intrufola in profondità nei bronchi fino a raggiungere i polmoni. Il rigagnolo d'aria entra ed esce, sibila e talvolta fischietta per lo sforzo di insinuarsi in buchi sempre più stretti a causa del muco. Che cosa avrà provocato questa reazione stavolta ? Che abbia digerito male ? C'è stato uno sbalzo di temperatura ? Un colpo di vento ? I pollini ? Non hai molta energia per le speculazioni. L'attenzione va al respiro e ti stupisci. Ti stupisci della fragilità della vita, fragile tanto quanto quel rigagnolo d'aria che porta la quantità minima di ossigeno al cervello, al cuore e a tutta la baracca.
Infine il cortisone comincia a fare effetto, impone la sua pace armata: inibisce il muco, rilassa i bronchi e tutto riprende come prima. Se sei fortunato, hai ancora un po' da dormire prima della sveglia.

Così anche nella vita. Desideri, pianifichi, implementi la strategia, adoperi tutte le tue risorse, le tue energie e poi, quando meno te lo aspetti, l'imprevisto. Ti fai passare l'arrabbiatura e ricominci, determinato, affini anche la strategia e poi, tac, un altro imprevisto. Ma non puoi demordere, la tua strategia è quella giusta, deve funzionare, devi raggiungere il risultato, le cose devono andare in quel modo, e farai di tutto perché vadano in quel modo, lotterai, manipolerai, passerai sopra ad altre cose importanti per te o per chi ti è vicino. Ma anche se riuscirai ad ottenere ciò che desideri, sarà solo per poco, e breve sarà la tua soddisfazione.
Che le cose vadano esattamente come desideriamo è un'eccezione. Il controllo che crediamo di avere sulla nostra vita è un'illusione.
Ci sono almeno un paio di buone ragioni per cui le cose stanno in questo modo. La prima è che ci sono parti di noi con cui non ci identifichiamo e sono quindi inconsce e in quanto tali agiscono fuori dal nostro controllo. La seconda è che ci sono tante cose, persone, eventi fuori di noi su cui possiamo avere un'influenza ma sono lontane dal nostro controllo.
L'arte di arrendersi è quindi la capacità di rinunciare al controllo continuo della nostra vita o di quella degli altri. E' l'arte di comprendere che noi abbiamo solo una parte di responsabilità in ciò che accade e solo per questa parte possiamo rispondere o intervenire. E' l'arte di accettare di ciò che è, e di lasciare andare le cose come noi le vorremmo.

"Per alcune persone, arrendersi può avere una connotazione negativa, che implica la sconfitta, la rinuncia, il fallimento nell'affrontare le sfide della vita, diventare letargici e così via. Arrendersi veramente, però, è qualcosa di completamente diverso. Non significa cessare di elaborare piani o avviare azioni positive. Arrendersi è la semplice ma profonda saggezza di seguire piuttosto che opporsi al flusso della vita." Eckhart Tolle