lunedì 10 novembre 2008

Fin che la barca va

Una volta ho letto da qualche parte che, per superare la depressione, occorre fissarsi dei piccoli obiettivi. Obiettivi a piccolo e medio raggio, carote in grado di farci correre senza gonfiarci di aspettative poi troppo frequentemente deluse.

Ho letto poi un intervista a Gelindo Bordin, o un altro grande fondista che non ricordo, il quale faceva 20 km di corsa belli tirati tutte le mattine e gli chiedevano come faceva. E anche lui ad attaccare con la storia dei piccoli obiettivi, ai 5 minuti arrivare al ponte, ai 10 alla svolta e, come direbbe il Petroz, via dicendo.

Mi sono detto: vuoi vedere che questa dei piccoli obiettivi è una regola generale che funziona sempre ?

Allora l'ho provata anch'io, all'università, nel lavoro, ed ho visto che funziona.

E' una regola un po' faticosa, perché richiede di calare i sogni nella realtà di tutti i giorni, richiede organizzazione, richiede costanza.

I risultati, però, si vedono, e non tanto in quanto al risultato pratico in sè stesso, che pure arriva, ma in quanto a soddisfazione personale, ad autostima, alla sensazione di riuscire a plasmare quella sostanza sfuggente e multiforme che chiamiamo realtà.



A me è cara l'immagine di una persona in barca in mezzo al mare e senza mappa anzi, con decine e decine di mappe, senza sapere se una di quelle è giusta.

Di notte è bello sognare e cercare la nostra direzione tra le stelle, ma di giorno occorre tenere gli occhi aperti e muoversi da isola a isola pur muovendosi verso una meta, perché non sappiamo cosa c'è oltre l'orizzonte, se una tempesta, o l'isola del tesoro, o i pirati, o quali venti incontreremo. Non sappiamo quale direzione dovremo prendere per navigare in acque tranquille, per cui il vero tesoro non può essere in un luogo o in un obiettivo, ma nella qualità del viaggio.

Fin che la barca va.


barca in mezzo al mare

sabato 17 maggio 2008

e l'informatica

Nicola Bertin, a farla breve, è Responsabile Sviluppo in CNB, e in quanto tale la sua funzione principale è seguire il ciclo di vita di progetti di soluzioni software web-based, a partire dalla progettazione, all'analisi dei costi, alla gestione della comunicazione tra i partecipanti al progetto (sviluppatori, analisti, sistemisti, grafici, commerciali, clienti e utenti finali), al problem solving.
Secondariamente, Nicola Bertin coltiva le sue due passioni professionali:
1) la vecchia passione dell'università che è la programmazione avanzata (web services, librerie di classi, xml, caching, ottimizzazione del codice) in vb.net.
2) la nuova passione per il SEO, ovvero l'ottimizzazione delle applicazioni web per i motori di ricerca, che tutto sommato non è altro che fare cultura della comunicazione web.

La sua storia "professionale" invece è questa.
Nicola Bertin comincia a "lavorare" a 8 anni come cassiere nel negozio di frutta e verdura del padre. Continuerà a collaborare con l'azienda familiare fino all'università, facendo esperienza del mondo del commercio, del lavoro, del sacrificio.
A quest'epoca risale uno dei tesori più preziosi della sua infanzia, il ricordo delle castagne cucinate all'aperto davanti al fuoco, quando gli autunni erano ancora freddi, e la danza della fiamma incantava i suoi occhi e il suo cuore da bambino.
Dopo il liceo scientifico si è mantenuto all'università facendo diversi lavori, pizzaiolo, pony express, ripetizioni e consulenze informatiche.
Nel 2003, dopo la sudatissima laurea in Ingegneria Infomatica, e dopo la deludente ma comunque formativa esperienza come sviluppatore di EvoluzioneWeb, entra in Cnb.
Alla fine dell'anno assume il suo attuale ruolo di Responsabile.

mercoledì 16 aprile 2008

e il teatro

Nicola Bertin nasce, teatralmente parlando, nel 2004 quando il fido Luca De Spirito lo porta al Teatro Laterale a seguire il laboratorio di Michele Silvestrin. Il 2005 è l'anno del battesimo del fuoco. In gennaio c'è la prima timorosissima partecipazione alla giornata della memoria. In febbraio c'è il primo suggestivo saggio sull'antologia di Spoon River. In luglio calca la scena del Piccolo Teatro Don Bosco con uno spettacolo-musical "Do you really love?". A novembre entra a far parte dell'associazione Teatro Laterale di Paolo Caporello.
Il 2006 comincia con In tempo di guerra, uno spettacolo contro tutte le forme di guerra (guarda le immagini di In tempo di guerra). A luglio, dopo un laboratorio di un mese, interpreta il Conte Ugolino in La città dolente di Gianni Conversano, (guarda le immagini de La Città Dolente) all'interno della rassegna I teatri delle mura. La sua interpretazione riscuote un discreto successo e in seguito entra a far parte del Teatro Fuori Rotta di Sabrina Maniero e Gioele Peccenini.
Qui interpreta Henry Pepper e Victor Velasco nella commedia brillante di Neil Simon A piedi nudi nel parco che nel corso nel 2007 viene portata in moltissimi teatri di Padova e della provincia.
Nel 2007 continua intensissima anche la sua attività con il Teatro Laterale. Il 4 maggio, alla rassegna di Selvazzano, è un rude signorotto russo afflitto dal mal di denti nella serata cechoviana; il primo agosto, per i Notturni d'arte (nella splendida cornice del Castello di San Pelagio) è un maniaco dall'animo gentile in Esistenze tratto da un "Confusioni" di Ayckbourn (guarda il video del maniaco).

mercoledì 26 marzo 2008

I Bertin nel Mondo: origine e diffusione

Sto facendo una ricerca sui vari Bertin che ci sono al mondo. Intanto ho recuperato dal portale di Alice qualche dato sulla loro diffusione.
Questa, per esempio è la diffusione del cognome Bertin in Italia, dove risulta particolarmente diffuso nel padovano.

il cognome Bertin: Diffusione in Italia

Ma ho scoperto che i Bertin sono diffusi anche in altre parti del mondo, in Francia, per esempio, ma anche in Brasile e negli Stati Uniti.

il cognome Bertin: Diffusione in USA

Cercando su Wikipedia, sembra che sia soprattutto in Francia che i Bertin abbiano dato lustro alla Storia. Attori, pittori, scrittori, uomini politici, inventori sono le professioni dei Bertin d'oltralpe, tra cui anche un pittore quasi mio omonimo, Nicolas Bertin e anche un santo, San Bertin che si festeggia il 5 settembre.

Negli Stati Uniti, e più precisamente in quel di Manhattan, è nata Joanne Bertin, scrittrice di fantascienza. C'è perfino Ryan Bertin, un ragazzo dell'81 che fa wrestling in Michigan.

C'è perfino l'asteroide Bertin, e una località, La Chapelle-Bertin, comune francese.

In Italia, l'unico Bertin degno di citazione su Wikipedia sembra Monsignor Giorgio Bertin, vescovo della diocesi di Gibuti.

Per quanto riguarda l'origine del cognome sembra che derivi dal nome medioevale Bertinus di cui abbiamo un esempio nel Monferrato nel 1300: "Anno domini millesimo cccv, indizione tercia, die martis VIII mensis marcii, in burgo Tridini sub caxina marchionatus, presentibus... ...Thome de Guasto, Bertino de Castagnolio, et pluribus aliis testibus vocatis et rogatis...". Troviamo tracce di questa cognomizzazione a Lucca fin dal 1400.

giovedì 20 marzo 2008

Marzo Teatrale

Marzo intenso a teatro per Nicola Bertin: ancora A piedi nudi nel parco, probabilmente le ultime due volte con Isabella e Dario e poi una serata dedicata al mitico Cechov con il Teatro Laterale.

Riassumendo

  • 1 marzo - A piedi nudi nel parco - Teatro La Perla a Torreglia (PD)

  • 8 marzo - A piedi nudi nel parco - Sala Polivalente a Villafranca (PD)

  • 14 marzo - Pillole di Cechov - Teatro Laterale, Via Montà 437 (PD)

  • Anche il marzo teatrale è terminato. La salute non è stata dalla parte del nostro eroe, che ha avuto la febbre a 39 da venerdì 7 a martedì 11, per una prestazione più sofferta l'8 e l'esibizione di una voce roca e sexy il 14. Tutto è bene quel che finisce bene. Al motto di barcollo ma non mollo, Nicola Bertin è riuscito a superarsi e a fornire prestazioni compatibili con la sua (ehm...) reputazione.

    Il tutto condito dall'annunciazione della gravidanza di Isabella. Congratulazioni!!!

    venerdì 29 febbraio 2008

    A piedi nudi nel parco - Video

    Grazie a Daniela che ha raccolto e confezionato in questo splendido video il dietro le quinte di A piedi nudi nel parco, in cui Nicola Bertin e i suoi allegri compagni scorrazzano nella normale follia che li rende così simpatici...

    sabato 16 febbraio 2008

    Come posizionare il proprio sito sui motori di ricerca ?

    Altro post dedicato ai neofiti del web (ai blogger in particolare) in cui Nicola Bertin mette a disposizione la sua piccola esperienza sul posizionamento. Questo blog, infatti, è nato con l'obiettivo preciso di piazzarsi al primo posto su Google cercando Nicola Bertin. Obiettivo al momento abbastanza consolidato.

    1) La prima regola è, sembra ovvio ma non lo è, scegliere le parole chiave (keywords) sulle quali posizionarsi. Non tutte le keywords sono uguali infatti. Posizionarsi su keywords come "Hotel Roma" o "Mutui Online", sulle quali la concorrenza è molto più che agguerrita, può rivelarsi un'avventura piuttosto deprimente. Molto più facile posizionarsi su Keywords come "Pronto Soccorso Alberi" o "Nicola Bertin", poco ricercate, poco utilizzabili come fonte di guadagno e, pertanto, a bassa concorrenza.
    Cercare di posizionarsi su tante keywords diverse può non essere una mossa molto furba. Meglio concentrarsi su poche, buone keywords, compatibili con il nostro profilo e i nostri obiettivi.
    Naturalmente il discorso potrebbe farsi lungo, ma non è l'obiettivo di questo post.
    Riassumendo, e rimandando a una altro post eventuali approfondimenti, per una buona scelta delle parole chiave occorre:

  • analisi degli obiettivi


  • analisi della concorrenza


  • definizione del budget

  • Ecco un link a una mini-guida di analisi delle keywords targata Tsw.

    2) Piazza le parole chiave nel titolo (title) della pagina del vostro sito. Naturalmente l'Home Page è la più importante, ma si può specializzare ogni pagina su keywords diverse.

    Il valore delle keywords nel titolo è un valore assoluto ovvero, più ce ne sono, meno valore avrà ognuna di esse, con valore decrescente dalla prima all'ultima, quindi conviene non esagerare andando oltre le 5-6 keywords per pagina. Questo blog, ad esempio, ha un'unica keyword, "Nicola Bertin", piazzata nel titolo.

    3) I contenuti della pagina sono molto importanti, vanno a confermare le keywords che avete piazzato nel titolo. Sarebbe bene quindi che le keywords comparissero nelle prime 25-30 parole del testo. Sembra che i crawler analizzino solo i primi 100 kb della vostra pagina, tutto quello che c'è oltre, va perso.

    E' bene che compaiano nei link che della vostra pagina, nelle immagini (nel tag "alt"), nei video... un po' dappertutto insomma, in maniera naturale ma abbastanza diffusa.

    Evitate ripetizioni innaturali, testo nascosto e trucchetti vari. I motori di ricerca si vanno nel tempo sempre più raffinando, e sempre più facilmente individuano i furboni e li tolgono dall'indice. Davvero, ne vale la pena ?

    I motori di ricerca amano i contenuti originali e penalizzano, al contrario, duplicazioni o testi copiati da altri. Giustamente, direi.

    4) URL parlanti. Ovvero, anche l'indirizzo del sito e il nome della pagina deve evidenziare al crawler le parole chiave che volete posizionare. Non è un caso che l'indirizzo di questo blog sia nicola-bertin.blogspot. com. Se osservate anche come blogspot genera il nome delle pagine vedrete che le forma con le parole del titolo del post. Il link a questo post ad esempio è nicola-bertin.blogspot.com/2008/02/come-posizionare-il-proprio-sito-sui.html. Tutto questo aiuta il motore di ricerca a dare una pertinenza alla vostra pagina.

    5) Pagerank ovvero buoni link al proprio sito. E' importante che ci siano altri siti con un Pagerank più alto possibile e di contenuti inerenti al nostro sito con un link al nostro sito. Più sono e più sono inerenti a di alto Pagerank, più la reputazione del nostro sito sarà alta e, conseguentemente, anche il suo posizionamento nei motori di ricerca.

    Per ottenere questi link si può chiedere scambi di link con altri siti, o piazzare link al proprio sito in forum, community, o in siti aggregatori, come migliorsito o blogitalia.

    6) Avete fatto tutto quello che dovevate fare ma il vostro sito non compare nemmeno in decima pagina di Google ? Se il dominio del vostro sito è nuovo, non preoccupatevi, è normale. Si chiama effetto Sandbox, quello per cui i nuovi siti sono penalizzati nell'indice di Google per alcuni mesi e poi compaiono. La ragione di questo sembra nel voler penalizzare alcuni comportamenti poco leciti di alcuni spammer. Comunque i blog sembrano risentire solo in minima parte di questo effetto.

    Se avete un blog, e scegliete come piattaforma blogger di proprietà Google (blogspot, quella di questo blog, per intenderci) verrete indicizzati bene su Google e male su Yahoo, se scegliete Excite (proprietà Yahoo) verrete indicizzati bene su Yahoo e con molta più fatica su Google. Come dire, al di là delle regole, ogni scarrafone è bello a mamma sua!

    Per gli approfondimenti vi lascio il link a questa ottima guida al posizionamento.

    domenica 10 febbraio 2008

    Come funziona Google AdSense ?

    Post dedicato ai neofiti che vogliono guadagnare qualche soldino con il loro sito o il loro blog e hanno sentito parlare di Google AdSense e vorrebbero sapere come funziona.

    Che cos'è AdSense ?
    In poche parole, è un servizio con il quale permetti a Google di pubblicare alcuni link pubblicitari sul tuo sito, più o meno inerenti con il contenuto del sito stesso. Per ogni click che l'ignaro utente fa su quei link, Google ti paga mediamente qualche centesimo di dollaro.

    Quanto si può guadagnare con AdSense ?
    Non molto, in verità. Naturalmente i guadagni variano molto a seconda dei link che compaiono e di come sono piazzati nel sito, ma un cifra rappresentativa dei guadagni che si possono fare è che ci vogliono circa 1000 visite per accumulare 3 dollari (quindi circa 2 euro). Non c'è da arrichirsi in fretta, quindi, a meno che il tuo sito non faccia migliaia di visite al giorno.

    Come posso cominciare con AdSense ?
    Innanzitutto bisogna andare sul sito di Adsense , completare la procedura di registrazione, scegliere il metodo di pagamento, scegliere il formato degli annunci e piazzare il codice generato all'interno del proprio sito.
    Una volta raggiunti i 10 dollari scatteranno una serie di verifiche da parte di Google, un PIN da comunicare al telefono e un altro ricevuto mezzo posta da inserire nel proprio account adsense.
    Una volta superati i 100 dollari, il mese successivo arriveranno i primi soldini from America.

    Qua e là, tra un post e l'altro, dovrebbe comparire qualche esempio di annunci su sfondo verde. Cliccate pure, grazie.

    sabato 5 gennaio 2008

    Noi, uomini duri (Garfagnana 2001)

    La BOEEEERDIN Press & Company (Nicola Bertin per Google e i suoi amici) vi offre :

    L'ultima avventura del Cesso Team


    Prologo :

    il BOEEEERDIN, il MAAARTIN e il PETRUZ decidono di passare Pasqua e Pasquetta esplorando la Garfagnana in moto, dormendo sotto le stelle.
    Sennonché tra il polso di MAAARTIN, tra l'ammortizzatore della moto di PETRUZ, tra il tempo che si preannuncia non troppo amichevole, si decide di andare in macchina. Allora come quarto incomodo scende in campo CAYMAN, che subito si informa sulle cime della Garfagnana. Il giorno dopo, quando MAAARTIN incontra il BOEEEERDIN gli fa : "ho una notizia buona e una cattiva."
    "Qual'è quella buona ?"
    "Viene il CAYMAN."
    "E quella cattiva ?"
    "Viene il CAYMAN"

    La storia :

    Intanto le previsioni del tempo gettano infausti presagi sulla due-giorni dei nostri.
    In questa situazione essi si danno appuntamento a casa del BOEEEERDIN alle 6.30 di domenica 15 aprile dell'anno del Signore 2001. MAAARTIN non sente la sveglia e siamo già tutti mezz'ora in ritardo. Il sole strizza l'occhio agli eroi.
    Via, si parte, rigorosamente x strade statali, ufficialmente x ammirare la campagna veneto-emiliana ma in realtà x risparmiare i soldi dell'autostrada. Dopo 5 ore di semafori, curve e controcurve i nostri giungono all'Accoglienza Visitatori del Parco dell'Orecchiella, a 1200 m di altezza. Già il sole se n'è andato. Il cielo è coperto e un vento gelido spazza la zona.
    I nostri raccolgono il minimo indispensabile, come la colomba pasquale penzolante dallo zaino del BOEEEERDIN, e si avventurano sul sentiero Airone3.
    Dopo un'oretta di cammino gli intrepidi si concedono una sosta x rinfrancarsi : pan biscotto, salame e cabernet. Pieni di alcool, affrontano il sentiero che ora si fa più duro, e la neve che comincia a diventare importante. Per attenuare il riverbero della pur timida luce su quelle distese di neve, BOEEEERDIN e CAYMAN indossano gli occhiali scuri.
    Cammin, cammina, gli eroi incontrano i primi tratti di neve ghiacciata. Il BOEEEERDIN comincia a incontrare qualche difficoltà dato che, avendo sottovalutato lo spirito di masochismo del CAYMAN, si è portato gli scarponi slick, che non gli danno il grip necessario ad affrontare i ghiacciai. Per nulla spaventato, il BOEEEERDIN mette in campo la sua proverbiale tenacia e il suo coraggio, e affronta caparbiamente uno x uno questi tratti pericolosi, fino ai 1800 m della Bocca di Scala.
    Nuvoloni densi e scuri invadono ormai il cielo. I nostri decidono di accamparsi nei pressi di un rifugio chiuso, dove però trovano un muro che li ripara dal vento gelido, un caminetto e un fazzoletto di prato privo di neve dove piantare la tenda.
    Mentre BOEEEERDIN sorveglia la situazione, MAAARTIN, CAYMAN e PETRUZ raccolgono legna dal faggeto appena sotto di loro. Intanto BOEEEERDIN con il fornello marocchino fa sciogliere la neve nella pentola per cuocere la pasta.
    Tra il fuoco scoppiettante e il pastone al pesto gli eroi ricominciano a vivere. Restano incollati al camino fino alle 23, dove bevono, fumano, mangiano e sparano cazzate a raffica. PETRUZ è già in coma da un po', MAAARTIN brucia mezzo scarpone sul fuoco, BOEEEERDIN i guanti. Finalmente i nostri decidono di andare a dormire. L'orologio del PETRUZ segna -2°C. Abbigliamento del BOEEEERDIN x la notte : 4 magliette militari, 2 di lana con le maniche lunghe, dolcevita, maglione di cotone, giacchetta senza maniche, maglione di lana grosso, doppia calzamaglia, doppio paio di calzini, jeans, sciarpa, berrettone ROSSIGNOL, giacca, coperta e sacco a pelo ESTIVO di SCORZA, spesso 5mm...
    Inizia la notte. Accanto al PETRUZ, il BOEEEERDIN sogna di essere in segheria. Del MAAARTIN, spunta fuori solo il naso. Ogni tanto qualche spiffero gelido fa risvegliare gli intrepidi. Quando si risveglia il PETRUZ, finalmente si può ascoltare il rumore del silenzio, e qualche animale notturno.
    A un certo punto qualcuno avverte un ticchettio sinistro sulla tenda : nevica. Troppo stanchi x esultare o per esercitarsi nell'arte fine della saracca, gli eroi continuano imperterriti il loro meritato riposo.
    Primo a svegliarsi, BOEEEERDIN valuta la situazione : i lati della tenda sono tutti bagnati, e l'acqua comincia a filtrare. I sacchi a pelo di CAYMAN, PETRUZ e MAAARTIN sono tutti bagnati lì dove sono stati a contatto con la parete della tenda. C'è poi un'amara verità : avendo eroicamente portato all'asciutto gli scarponi dei compagni d'avventura, il BOEEEERDIN ha dovuto lasciare i suoi accanto alla tenda, e ora se li ritrova zuppi.
    Sotto la neve che continua a scendere, variando solo per intensità, i nostri fanno colazione, preparano gli zaini e si avviano sulla strada del ritorno. Il BOEEEERDIN, sprezzante delle difficoltà, indossa felice i suoi scarponi annacquati e si avvia in testa al gruppo. Attraversano faggeti spogli ricoperti di neve in un'atmosfera un po' spettrale e quantomeno suggestiva. Scendendo, la neve diventa pioggia ma per fortuna sempre più fine, fino a quando smette.
    A un certo punto il CAYMAN, che la mattina aveva rinunciato di malavoglia a scalare Monte Vecchio, propone di attaccare almeno la Pania di Corfino. BOEEEERDIN obietta che non ha senso scalare un monte quando poi non ci si vede a un palmo di naso. Il gruppo allora si divide. CAYMAN e MAAARTIN vanno alla Pania, PETRUZ e BOEEEERDIN proseguono lungo il sentiero, concedendosi una ricca sosta di contemplazione in mezzo al bosco. Giungono all'auto alle 14.45. CAYMAN e MARTIN giungeranno un'ora e mezza più tardi, dopo aver inondato di residui organici il bosco. BOEEEERDIN si contenterà invece di infestare il bagno dell'Accoglienza Visitatori.
    Gli eroi decidono di fare uno spuntino sulla terrazza panoramica di Corfino, dove riescono stranamente a farsi notare, con rumori e odori molesti.
    Infine ripartono direzione Padova, scegliendo un itinerario di strade sempre più interne, che gli permette di rimirare le bellezze della campagna veneto-emiliana.
    Tra S.Giovanni e Cento passa alla guida il BOEEEERDIN, imprimendo nuovo ritmo al viaggio, dato che il MAAARTIN è ormai alla frutta. Infatti infila come birilli un paracarro dopo l'altro, con la consueta eleganza.
    Appena passato Monselice i compagni d'avventura celebravano la loro cultura dibattendo sulla questione palestinese, e sulla questione della Giustizia. Il CAYMAN esprimeva tutto il suo sdegno nei confronti delle forze dell'ordine. Proprio in quel mentre il paracarro davanti alla Punto degli eroi frena, rallenta, riparte, frena, si ferma in mezza alla strada. Il BOEEEERDIN, con la consueta prontezza, lo infila senza esitare, ma appena passato, i caramba lo spalettano con energia. BOEEEERDIN accosta incerto. "Ce l'avevano con me ?" I compagni lo esortano a ripartire. Subito un lampeggiante azzurro chiarisce le idee. MAAARTIN espone tutta la sua esperienza nei rapporti con le forze dell'ordine, istruendo il BOEEEERDIN. PETRUZ allora incita il MAAARTIN ad occuparsi lui della questione. MAAARTIN allora interviene con la sua esperienza e la sua saggezza, al che il caramba gli fa : "non so se tornate a casa stasera, ragazzi...". MAAARTIN zittisce all'istante. BOEEEERDIN, vista la mala parata, prende in mano la situazione e si immola sull'altare della patria, e patteggia con il caramba una multa x attraversamento di linea continua. BOEEEERDIN avrebbe preferito almeno una guida pericolosa, come trofeo da vantare sulla patente, ma due conti con il portafoglio vuoto lo fanno desistere dal partire sgommando dal covo dei caramba.
    BOEEEERDIN prosegue fino a Padova facendo bene attenzione a non superare oltre i 5 Km/h il limite consentito e infila soltanto un paio di rossi x dispetto.
    I reduci sono a Padova verso le 22.30. Tappa da PETRUZ, poi CAYMAN (che lascia la tenda nella macchina del MAAARTIN), infine BOEEEERDIN, il quale trova la casa infestata da adolescenti intenti in un festin bueo. Pensieri criminali sfiorano le menti ormai annebbiate del MAAARTIN e del BOEEEERDIN. Poi, mentre MAAARTIN se ne sta andando, arriva il caro amico LUCIANO, che ha voglia di chiacchierare. Stoicamente, il nostro trova la forza per non mandarlo a cagare immediatamente, e gli concede ben 15 minuti. A quel punto il BOEEEERDIN, esausto (e anche un po' incazzato) spazza a forza di calci nel culo il piano superiore, si infila in doccia e poi a nanna.

    Epilogo :

    La mattina, appuntamento del BOEEEERDIN con la bilancia : -1.5 Kg.
    Buono, BOEEEERDIN.
    Infine, ora che finalmente vede il sole, mette ad asciugare tenda, sacco a pelo e ammennicoli vari.

    Vostro amatissimo BOEEEERDIN

    Cesso Team, il ritorno (Bretagna e Normandia 2001)

    Sono tornato a casa un sabato pomeriggio caldo e afoso e ho trovato la casa vuota... la famigliola è fuggita sui monti e mi ha lasciato solo a presidiare il castello, con i gatti, i criceti, le piante, il giardino e tutto il resto...
    Tutta questa solitudine, dopo 15 giorni passati a strettissimo contatto con altre 5 persone, mi stordisce un po', ma ha qualcosa di piacevole...
    Cercherò allora di raccontare questi giorni... impossibile ricordare tutto, sarà allora un buttare giù una lunga serie di impressioni e di riflessioni, assolutamente arbitrarie e personali, e magari non condivisibili... in effetti questo è un lavoro che faccio più per me che per il pubblico, per fare un po' il punto della situazione dopo l'ennesima avventura...

    Il preludio
    Il viaggio
    Etretat e le falesie
    Mont St-Michel
    St. Malo
    Carnac
    I castelli della Loira
    Varie ed eventuali


    Il preludio :

    Alcuni degli esponenti di spicco del Cesso Team, ASTO (alias Alberto Astolfi), BOEEEERDIN (alias Nicola Bertin), MARTIN (alias Marco Martini)e PETRUZ (alias Simone Petrin) (in rigoroso ordine alfabetico) si erano raccolti nel progettare una nuova avventura : un fantasmagorico tour della Bretagna senza un itinerario predeterminato, con solo due punti fissi, Mont St-Michel e i castelli della Loira (anche se è una meta così dannatamente turistica, che puoi andarci quando vuoi... vero, Paola ?). In seguito si aggiungono due nuovi componenti (colleghi del PETRUZ), JAGUAR e la Paola (ricordiamo che lo statuto del Cesso Team non consente di assegnare coglio-nominativi a nessuna 'roja... vero, presidente CAYMAN ?).

    Chi conosce un po' la filosofia CESSO a questo punto strabuzzerà gli occhi : una 'roja che partecipa a un'avventura del Cesso Team ?
    Ancora non è chiaro come ciò sia accaduto. Voci di corridoio parlano di accuse di cinismo che il Cesso Team ha voluto smentire, e di vane promesse da parte della 'roja di NON ROMPERE I COGLIONI.
    Fatto sta che il gruppo rimarrà questo, dopo gli opportuni chiarimenti sul fatto che non sarà il Cesso Team ad adattarsi alle altrui esigenze...

    La partenza avviene nei giorni difficili del G8. Ma per non tediare il lettore incolpevole, i miei commenti a questo proposito andranno su un'altra mail...

    Il viaggio:

    I nostri partano all'alba del giorno del Signore Domenica 22 luglio 2001, praticamente alle 10 del mattino. JAGUAR dimostra subito di meritare il coglio-nominativo (gli sarà affibbiato in 24 ore) dimostrando una sicurezza incrollabile in questioni che appaiono alquanto discutibili (come il costo della benzina, l'esigenza del modello 111, la distanza terra-sole di 7 anni-luce...) e presentandosi alla partenza di un viaggio di oltre 4000 km con il suo fiestone 1.3 16valvole con aria condizionata (che andrà per tutto il tempo). Per ulteriori delucidazioni sulla scelta del coglio-nominativo e sulle feline performance vi rimando al MARTIN (se avrà voglia e tempo)...
    Fanno strada ASTO, BOEEEERDIN e MARTIN nella Punto del MARTIN, piena fino all'inverosimile, perché JAGUAR, quando guida, ha bisogno dallo specchietto centrale (meno male che lui segue)... Con JAGUAR viaggiano PETRUZ e la Paola, (il JAGUAR Team) che rimarranno al gancio per tutti i 4000 km, salvo quando tenteranno (inutilmente) di trovare uno dei numerosi campeggi in terra di Normandia...

    Passato il confine, i nostri mollano l'autostrada e vanno per statali, incontrando svariate meraviglie, quali il laghetto di Chambery, le grotte poco dopo, Lyon al tramonto. Poco dopo ci sarà la prima cena all'aperto, in un luogo attrezzato molto tattico...
    Tutta la Francia è molto verde, molto curata. E' proprio difficile trovare baracche, o edifici fatiscenti, zone squallide. Anche la casa più umile mantiene la sua dignità, tutto da' l'impressione di essere molto a misura d'uomo, anche se c'è da dire che loro hanno molto più spazio di noi...
    Dopo la sosta abbiamo proseguito fino al mattino, alternandoci alla guida. Non è stato esattamente facilissimo perché le strade, anche se statali, non sono illuminate, e nemmeno molto larghe, e i francesi tendono a mettere molti cordoli, marciapiedi, paletti, anche in mezzo alla carreggiata.
    BOEEEERDIN non ha esitato a proporre spettacolo, con svariati numeri e un paio di staccate al limite su due camion paracarro, inimicandosi tutta la lobby dei camionisti francesi. Passato Roanne, Moulins, Bourges, alle 4.44 del mattino eravamo fermi davanti alla meravigliosa cattedrale gotica di Chartres, con 4 torri, ognuna di diversa fattura.

    Passati i 1000 km, il viaggio diventa bello, la macchina viaggia da sola. Se non fosse per la stanchezza, non ci fermeremmo più. Purtroppo al mattino siamo tutti alla frutta, e forse anche un poco più avanti. Comunque siamo arrivati a Deauville, nei pressi di Caen, Normandia. Piazziamo la tenda e via in spiaggia. Dopo pochi minuti il Cesso Team al completo si ritrova tra le braccia di Morfeo e così ASTO e BOEEEERDIN, che sottovalutano il sole normanno, si ustionano in varie parti del corpo.

    Il giorno seguente i nostri si muovono lunga la costa in direzione Le Havre (se fate quella strada fermatevi a Honfleur), per raggiungere Etretat e le sue falesie. La falesia è una spaccatura di roccia verticale a picco sull'oceano, lunga e continua. In queste località hanno soggiornato moltissimi artisti, soprattutto impressionisti tra cui il caro Monet, che qui ha realizzato alcune delle sue opere migliori. In allegato ve ne mando un paio, che hanno per oggetto proprio Etretat. Purtroppo rendono solo in parte la bellezza selvaggia di questo luogo.
    Abbiamo passato qui tutto il pomeriggio, seguendo la costa di falesia in falesia, finché non ne abbiamo trovato una che era attraversata da parte a parte da alcune grotte, alcune più basse, altre a picco sul mare. Uno spettacolo.
    BOEEEERDIN, MARTIN e PETRUZ non hanno perso l'occasione di un tuffo dalla più bassa di queste, 4-5 metri e poi l'acqua gelata dell'oceano.

    Il giorno successivo si fa fagotto e si riparte stavolta in direzione opposta, verso Ovest, sulle coste che videro lo sbarco alleato in Normandia. Numerosissime sono le testimonianze, monumenti, musei, carri armati, cannoni e così via. Siamo anche andati a vedere il cimitero americano, costruito per quei caduti i cui familiari non hanno chiesto di riavere la salma, o di quelli di cui non si conoscono le generalità. C'è una grandissima atmosfera di pace, in questi grandissimi prati verdi tagliati perfettamente, protetti da una cerchia di alberi, e dal mare su un lato, dove si trovano qualche migliaio di croci bianchissime, candide, ordinate a formare file in ogni direzione, orizzontale, verticale e diagonale. Avete presente il film "Salvate il soldato Ryan" ? Ecco, lì, dove si svolge la scena iniziale e finale...
    Non so come spiegarmi, ma respiravo un'aria di malinconica serenità, come se il dolore di tutte quelle morti avesse avuto un senso, e trovassero in quel luogo il meritato riposo. Ho trovato una grandissima dignità in quel cimitero, e la cura quasi paranoica dei particolari esprime un grande senso di rispetto verso coloro che riposano, niente a che vedere con lo squallore che spesso vedo altrove, specie in Italia...
    Prima di partire non mi interessava molto vedere le spiagge del D-Day, e in effetti non c'era molto da vedere. Ma mi ha fatto ricordare, capire, riflettere. Questo è ciò che scritto in un momento di solitudine che mi sono ritagliato quel giorno :
    "Forse sarà il vento fresco della Normandia ma pensare di trovarmi nel luogo dove è stato sancito il mio diritto di vivere da uomo libero mi fa un po' rabbrividire.
    Certo, ci sono tanti momenti che hanno segnato il corso della Storia, e ci sono tante altre persone che si sono sacrificate e cui dobbiamo rendere grazie.
    Certo, la libertà di cui ci vantiamo è maliziosa, subdola, ipocrita, arrogante e ci rinchiude spesso dietro a una cortina di must cui fatichiamo a rinunciare. Eppure sento che oggi è importante essere qui, forse alla ricerca del vero me stesso, in un delirio di assoluta libertà. Non so neppure che giorno è oggi, non so esattamente dove mi trovo, non so dove dormirò stanotte o cosa farò domani.
    Però so che oggi qui ricevo qualcosa, il dono di poter cercare e difendere la verità (o almeno parte di essa), il dono di vivere libero. Ed è un dono che mi sento chiamato a difendere. Per me libertà è..."

    Il tramonto ci vede viaggiare verso la Bretagna. Tra campi sconfinati e un orizzonte lontanissimo, scorgiamo come un'eruzione del terreno, un brufolone sulla terra liscia di Francia: Mont St-Michel ci viene incontro.
    Il campeggio è giusto a un paio di km dal monte, proprio dove comincia quella strada che ormai da un secolo collega Mont St-Michel alla terraferma, indifferente alle maree. Si vocifera che quella strada possa venire distrutta, per incrementare la magia del luogo (e il turismo connesso). Chissà...

    E' giovedì quando i nostri fanno il loro ingresso nella cittadella: togli i turisti, i bar, i negozi, rimane un luogo incantato, assolutamente meraviglioso... La stradicciola si arrampica lungo le mura e le case antiche, trasformate ormai secondo le esigenze del turismo, fino a raggiungere l'abbazia... è talmente bella che sembra un castello. Visitandola abbiamo conosciuto Zaira, di Udine, che fa la guida ai turisti italiani, un autentico personaggio. PETRUZ dice di essersi fatto dare il numero di telefono, mentre pare che ASTO ricordi parola per parola tutto il suo discorso...
    Il panorama è incredibile. Non tanto bello, quanto unico, DIVERSO. Con la marea bassa, la baia diventa un deserto di fango e sabbia, un deserto dai toni grigio-azzurri...
    Abbiamo attraversato la baia a piedi nudi, 14 km tra andata e ritorno, e tutto intorno a noi un orizzonte lontanissimo, irraggiungibile, che faceva voglia di corrergli incontro e abbracciare tutto quello spettacolo con lo sguardo... nella pausa a Mont St-Michel, il top dei top, il tramonto, questa palla infuocata che scendeva lentamente su questo deserto e stormi immensi di gabbiani che invadevano il cielo... una volta liberatomi dalla diatriba con il JAGUAR sul fatto che il sole sia distante 7 anni-luce, sono rimasto lì a farmi svuotare completamente da quello spettacolo, con il pensiero che diventava soltanto immagine, il cuore emozione...

    ASTO, MARTIN, PETRUZ e la Paola sono anche protagonisti di un'escursione a cavallo. Grazie al MARTIN, che fa imbizzarrire i poveri animali, ASTO ha la grande possibilità di dare prova delle sue doti atletiche, lanciandosi giù e atterrando di schiena...

    In quei giorni abbiamo fatto tappa anche a St. Malo, antica fortezza covo di pirati. Anche qui troviamo due isolette che possono essere raggiunte a piedi durante la bassa marea. Nella prima si trova la tomba di Chateaubriand ("voglio riposare disturbato solo dal rumore del vento e del mare"). Qui BOEEEERDIN, JAGUAR e MARTIN combinano uno scherzetto... MARTIN finge di cadere da uno strapiombo. In realtà salta su uno scalino di roccia visibile solo dal bordo, ma il suo urlo è così terrificante che ASTO e PETRUZ rimangono sconvolti... sì, non sono scherzi da fare (infatti è stata un'idea di JAGUAR).
    Mentre sale la marea, BOEEEERDIN e PETRUZ tentano l'avventura, guadando un braccio di mare e avanzando verso il fortino della seconda isoletta. Qui trovano un branco di scout simpatici e allegri (2 ragazzi e 5 ragazze). Per nulla al mondo vorrebbero andare via da là, ma la marea sale e il tempo che rimane per tornare indietro è ormai agli sgoccioli. Scendono a piedi nudi sulla costa rocciosa e si precipitano sul braccio di mare che li separa dalla prima isoletta, mentre la marea ha già iniziato il suo flusso. A pochi metri dalla meta il mare porta con sé le scarpe del BOEEEERDIN e del PETRUZ, lasciate incautamente a pochi metri dalla riva. Coraggiosamente, BOEEEERDIN si getta all'inseguimento, che riesce.
    La sera, cena in città, Moules Frites (cozze alla marinara e patate fritte) e MARTIN si fa fare dalla dolce e bella Juliette un tatuaggio sul braccio. Infine musica dal vivo in locale tipico.

    Domenica 29 luglio, breve escursione di BOEEEERDIN a Mont St-Michel per la messa, poi partenza verso il cuore della Bretagna, in direzione del parco naturale nei pressi di Brest. Attraversando paesi e villaggi si ha l'impressione di tornare indietro nel tempo, su quei luoghi che videro protagonisti re Artù e compagnia bella, l'ambientazione naturale per un gioco di ruolo. A Huelgoat, i nostri entrano nel parco vero e proprio, in un bosco che sembra veramente quello delle fate. La sera campeggio libero in un campo, con MARTIN e JAGUAR decidono di passare la notte sotto un tetto di stelle (mentre gli altri si riparano dall'umidità in tenda).
    Il giorno successivo si parte alla volta della Pointe du Raz, appendice estrema della terra di Francia nell'oceano. Anche se ormai assuefatti alla Bellezza Pura, rimaniamo attoniti davanti a questo spettacolo grandioso, questa striscia di roccia che si getta nell'oceano, sferzata dal vento, e una lunga serie di isolette con relativo faro che sembrano voler prolungare questo tuffo...

    In serata dietrofront, rotta verso est sud-est, direzione Carnac. Arriviamo al quinto campeggio (gli altri erano pieni) alle 10 passate. Ci rendiamo subito conto che qui è la fauna a essere interessante...
    Carnac è famosa per i megaliti (i menhir, quelli di Obelix), che risalgono alle popolazioni primitive del periodo neolitico. Ma è soprattutto un luogo di villeggiatura. Ci sono giovani, l'acqua è calda, il centro pullula di locali. Dopo tanti km, decidiamo di prenderci un po' di riposo. Spiaggia, mare, occhiate a destra e a sinistra. E' subito l'occasione per la rivincita degli europei, scatta un Francia-Italia on the beach.
    L'Italia schiera MARTIN, PETRUZ, JAGUAR e BOEEEERDIN. La Francia attacca subito con veemenza, ma è un predominio sterile, perché dietro si fa buona guardia, e la partita sembra equilibrata. Dopo pochi minuti, PETRUZ riceve un brutto colpo alla gamba, e deve uscire dal campo. Al suo posto entra ASTO. E' la svolta della partita:
    Al centro del campo, ASTO è un gigante, assolutamente insuperabile, non passa né l'uomo, né il pallone. Sulla fascia JAGUAR fa un preziosissimo lavoro oscuro, macinando km su km. Al centro della difesa, MARTIN è un mastino, aggredisce gli avversari su ogni pallone. In avanti BOEEEERDIN fa il diavolo a quattro e semina il panico nella difesa transalpina, infilando la porta avversaria da ogni posizione (alla fine sarà marcato da tre uomini). Il finale non ha storia, Francia-Italia : 0-7. Gli europei sono riscattati. Olè!!!

    La sera, in giro per locali, JAGUAR, ASTO e MARTIN ricevono attenzioni da parte di alcuni RAGAZZI... Insomma, tra le altre cose, Carnac pullula di CULATTONI. Io non ho niente contro di loro, ma se evitassero di ciucciarsi appassionatamente l'orecchio a meno di mezzo metro da me... sarei grato... L'ambiente comunque è piuttosto festaiolo... ci siamo divertiti. Tra una cosa e l'altra scopriamo che ai francesi piace molto Assisi (vero SCORZA ?...)

    Siamo ormai agli sgoccioli e ancora non abbiamo visto castelli. Allora rotta per Amboise, dove ci concediamo lo sfrenato lusso di una notte all'hotel "Le chanteloup". Qui MARTIN, BOEEEERDIN e ASTO in una stanza approfittano per una bella doccia calda. Nell'altra stanza il JAGUAR Team, ormai completamente "giaguarizzato", non riesce a capire come l'acqua calda si possa aprire...
    Prima della nanna i nostri si concedono una capatina notturna al castello, distante giusto un paio di km. Il JAGUAR Team, clamorosamente, decide di rientrare da solo, mentre gli altri rimangono a godersi il panorama. Rientrati con calma in albergo, ASTO, BOEEEERDIN e MARTIN debbono constatare che il resto della truppa è disperso. Una buona mezz'ora più tardi, il JAGUAR Team riesce fortunosamente a rientrare alla base...
    BOEEEERDIN passa una simpatica nottata (rimpiangerà amaramente la tenda) in letto matrimoniale con ASTO. Quando ASTO si gira... bè, potete immaginare cosa succede al materasso quando ASTO si gira... In compenso anche PETRUZ (mal comune mezzo gaudio) passa la notte nello stesso letto con JAGUAR che si girerà in continuazione.

    La mattina dritti al castello di Amboise, dove è morto Leonardo Da Vinci. Poi Chenonceaux e infine Chambord. Cosa dire dei castelli ? Dopo tutte le cose meravigliose che abbiamo visto riusciamo ancora a stupirci. Chenonceaux gareggia per essere il più bello, dato che è costruito su di un fiume. Chambord è sicuramente il più grande, e il suo è il più grande parco chiuso d'Europa (32 km di mura). Chicca di Chambord è lo scalone a doppia elica (attribuito a Leonardo). Inoltre su una delle colonne troviamo incisa la scritta "BERTIN", il borghese-nominativo del BOEEEERDIN. Sarà un segno del destino ?
    Da qui rotta verso casa, per l'itinerario dell'andata, in una notte di prodigiosa luna piena, che fa capolino tra le nuvole gonfie di pioggia. Nella macchina del JAGUAR, incredibilmente, è la sola Paola a tenere duro, nonostante i caffè e la coca. Durante tutta la vacanza, BOEEEERDIN e PETRUZ si sono disputati la leadership nella "ronfata in macchina". Ma probabilmente PETRUZ rimane irraggiungibile.
    Sabato 4 agosto, verso le 14.30, i nostri giungono in quel di Padova. I conti dicono che BOEEEERDIN è riuscito a farsi tutti i 14 giorni, viaggio e spesa compresa, con £ 700.000 tonde, tonde.

    Varie ed eventuali:

    Il caffettino : il JAGUAR Team (JAGUAR, PETRUZ e la Paola) per tutta la durata del viaggio ha continuamente sentito l'esigenza di 4-5 caffè al giorno. La necessità di trovare un bar aperto in ogni luogo e a ogni ora è diventata un po' il tormentone della vacanza, con le relative prese per il culo sugli effetti assolutamente nulli che questa smodata quantità di caffè ha prodotto sul JAGUAR Team (perennemente al gancio), a parte una certa perdita di tempo...

    Gli orari : in Bretagna si passa il famoso meridiano di Greenwich. Inoltre la vicinanza dell'Oceano fa sì che il crepuscolo duri molto più a lungo che da noi. Ciò significa che la giornata è sfasata di un paio d'ore rispetto agli orari italiani, per cui risulta quasi sincronizzata con i nostri, e ciò ci ha permesso di non mangiare tutte le sere al buio...

    Un'ultima considerazione, banale quanto volete. Fermandomi a guardare il cielo di Carnac ho pensato che le stelle e la luna sono le stesse che vedo dalla mia Padova... e ciò ha innescato qualche riflessione sul concetto di "casa"... e sul fatto che si vorrebbe più tornare... ma questa è un'altra storia...

    Vostro BOEEEERDIN

    Celtic Cesso Team: the animal farm (Irlanda 2002)

    Prologo
    The Animal Farm
    The Sugrue Family
    Le distanze
    La scuola
    Gli studenti
    Kate
    Le escursioni
    Caherciveen e dintorni
    Drag Hunt
    Guinness - The Irish beer

    Un viaggio può voler dire tante cose, e si può viaggiare in tanti modi diversi.
    A me piace lasciarmi tutto alle spalle e calarmi completamente nella realtà che sto vivendo, come se non avessi conosciuto niente prima.
    Sarà per questo che quando parto non tornerei più indietro ?
    E' dalla mia prima avventura, il giro della Corsica in bici nell'estate dei miei 17 anni, con il Martin, Giovanni e Michael, che si ripete questa esperienza. Quando giunge il momento di tornare, il cuore protesta con disinibita violenza, ti urla in faccia il suo desiderio di proseguire, di non fermarsi, di continuare a braccare una tiepida, impalpabile traccia.
    E allora, come ci eravamo lasciati l'anno scorso, ricomincia la discussione sul concetto di "casa", e sulla vita "vera", quella che uno ritrova alla fine delle vacanze, sul tram-tram, sul quotidiano... E sulle scelte che uno fa.
    In fondo, io credo poco nel destino, credo invece nella possibilità e capacità dell'individuo di scegliersi la propria vita, anche quando scegliere sembra impossibile, e quando lo si fa si prendono le decisioni più facili e più comode.
    Forse a molti va bene così, ma credo che la sottospecie inquieta del Cesso Team, e tanti altri, abbiano la necessità di mettersi in gioco completamente, di afferrare saldamente in mano le redini della propria vita e di deciderne la direzione.
    Quale che sia poi la direzione non è fondamentale, l'importante è fiutare il vento e scegliere - anche sbagliando - liberamente. Voglio dire che credo sia più importante lo stile con cui si viaggia che il posto in cui si arriva.
    Preludio di un'esistenza senza radici ?
    Vado al concetto di "casa". C'è una famosa canzone di Jovanotti il cui ritornello recita: "La casa dov'è ? La casa è dove posso stare in pace con te..."
    Casa non è un luogo fisico. E' una condizione mentale, un gruppo di persone che si vogliono bene, una famiglia. Dove si vive in pace...
    E quindi ? Il Cesso Team non ha ancora raggiunto questa condizione e ne insegue la scia ? Oppure è proprio nell'avventura che realizza questa condizione ?
    Ognuno si dia la risposta che crede. Se crede.


    La BOEEERDIN Press & Company (Nicola Bertin per Google e i suoi amici) è lieta di presentarvi:


    Celtic Cesso Team: the animal farm


    Questa avventura è nata in un modo molto semplice. BOEEERDIN aveva deciso di farsi un paio di settimane alla Asana School of English di Caherciveen, Co Kerry, Ireland. ASTO e MARTIN hanno gradito l'idea, così è stato scelto un periodo che andasse bene per tutti e tre, abbiamo contattato via e-mail il director Colm, prenotato i voli e via.

    L'aereo è comodo e veloce e, con la Ryanair, il costo è confrontabile con un viaggio in auto + traghetto ottimizzato. Ma è vero viaggio ?
    Salire e scendere da scatoloni metallici con le ali, con buchi di culo di finestrini da cui sbirciare frammenti di paesaggio, code interminabili al check-in, aeroporti come zoo di animali a due zampe, asettici e impersonali. Finché esci dall'ultima porta e ti ritrovi catapultato in una realtà diversa, a migliaia di km da dove eri partito. Una sorta di teletrasporto lento, allucinato e allucinante. Che per di più ti obbliga a una vacanza stanziale o comunque a dipendere da altre persone o dai servizi pubblici locali. No Cesso Style. Ma vuoi mettere ?
    Purtroppo il viaggio in auto sarebbe durato circa 48 ore, soste escluse, e gli inesorabili impegni cittadini non hanno concesso il margine necessario per qualcosa di questo genere. L'unico ricordo romantico della traversata è il mare di nubi di panna montata che abbiamo incontrato avvicinandoci all'Irlanda. Sospetto che siano agganciate con delle boe al suolo, perché non si sono mai mosse di lì.


    Nel momento stesso in cui ho posato piede a terra ho capito il perché della verde Irlanda. I colori sono tutti diversi, accesi, brillanti, un delirio di sfumature di verde. Credo sia dovuto al fatto che lì non è mai completamente estate, né completamente inverno, il tempo congelato in una eterna primavera dove sole e pioggia si rincorrono senza stancarsi.
    Il paesaggio è collinoso deciso, non i dolci declivi della maremma, nemmeno le asperità degli Appennini. La vegetazione ricorda molto la Bretagna, d'altra parte è separata dall'Irlanda da un braccio di mare, anzi da una manica... ehm...
    Appena fuori dai centri, campagna e milioni e milioni di animali: cows, sheeps, some foxes, rabbits, dogs, some cats, horses, firefoxes, wallpapers.
    Queste ultime due specie sono relative ad animali a due zampe dalle caratteristiche particolari. La firefox è un animale estremamente astuto, fa il finto tonto ed ha la peculiarità di dire o fare la cosa sbagliata nel momento sbagliato, tipo fermarsi con la bici e rompere (x sbaglio) il vetro di un'abitazione (e poi scappar via), o mettere due sveglie a un'ora diversa e tutte e due a un'ora sbagliata (BOEEEERDIN ha condiviso la stanza per 10 giorni con un esemplare di questa specie).
    Il wallpaper ha la caratteristica di essere quasi invisibile, e di possedere una portentosa capacità di comunicazione. Oltre a e a no, si sospetta che conosca forse altre 10 parole. Comunica quasi esclusivamente con esemplari della sua specie, che curiosamente sono per la maggior parte di sesso femminile. Uno scienziato di fama mondiale, un certo dottor BOEEEERDIN, ritiene che il wallpaper appartenga alla specie 'roja, e sia imparentata con la sottospecie delle ornitologhe. Ma il dibattito è ancora nelle sue fasi preliminari.


    Lungo il tragitto in taxi da Cork fino a quel di Caherciveen nei nostri eroi si è compiuta la metamorfosi. Parole, pensieri e perfino espressioni del viso hanno assunto forma anglofona, abbandonando ogni italico residuo. Le loro conversazioni in lingua inglese resteranno leggendarie, e probabilmente faranno letteratura (ma speriamo di no).
    Scegliendo tra le accomodazioni disponibili, il BOEEEERDIN è finito in aperta campagna, nella famiglia di John e Phil Sugrue, e dei loro 4 figli maschi (ma porc...). Nonostante la giusta fama di giramondo che lo accompagna, BOEEEERDIN si è trovato in lieve difficoltà nel districarsi tra l'accento locale e la rapidità del parlato. Per fortuna il linguaggio internazionale è sufficiente per esprimere concetti come mangiare, bere, dormire, lavarsi, andare in centro o giocare a biliardo. E comunque la tenacia del nostro eroe, unita alla consuetudine del vivere insieme, ha dato i suoi frutti, anche se due settimane sono davvero poche.
    ASTO e il MARTIN sono finiti in una casetta a due piani appena all'inizio del paese, da condividere con una studentessa spagnola, Ona (!!!), e uno degli insegnanti, Paul. Hanno potuto risparmiare sulle spese del corso 70 euros a settimana, ma hanno dovuto arrangiarsi per il vitto. Come sia andata non è dato saperlo, ma di certo non sono tornati patiti. BOEEEERDIN ha invece avuto la possibilità di assaporare la pura cucina irlandese. Breakfast con succo d'arancia, milk e corn flakes, pane dolce con marmellata d'arancia o formaggio, tè, salsicce. Lunch con due sandwich, un dolcetto e un frutto. Dinner alle 18 piatto unico con carne lessa o bollita, patate bollite, patate lesse o fritte, verdura cotta, con ketchup o il solito formaggio spalmabile e da bere latte, coca, aranciata. Alle 21 tè e dolci.
    Per finire, rigorosamente Guinness e rigorosamente al Pub (non a casa e soprattutto non a tavola), e rigorosamente (more or less) dopo i 18 anni. Non sto qui a sottolineare il ruolo sociale che ha il Pub nella cultura irlandese, anche se perfino in queste lande dimenticate si cominciano a distinguere i primi segni di globalizzazione. Vi si respira un'atmosfera molto famigliare, e non è inconsueto trovarsi in difficoltà nel distinguere il gestore dagli altri avventori o diventarne intimo dopo poche frequentazioni. Basta una stecca a base di Guinness per diventare un irlandese a tutti gli effetti. Nel caso del BOEEEERDIN, la famiglia intera ha preso a festeggiarlo, nonostante gli avessero appena inculato la bici.

    Le distanze. Il concetto di distanza è un po' vago in quei luoghi, nel senso che non tornano quasi mai, sono sempre più lunghe. Sarà che abituati da secoli alle miglia sono stati costretti a passare ai km ? Mah...
    Misteriosamente, pochi km si tramutano in ore di camminata, mezz'ore di bici. La prima notte a Caherciveen il BOEEEERDIN si trovava a percorrere dal centro fino a casa Sugrue quella che doveva essere la distanza di un paio di km.
    Dopo mezz'ora di cammino per strade buie e deserte della campagna irlandese, cominciava a temere di non riuscire a riconoscere la strada e, soprattutto, la casa, dato che, in una notte senza luna e senza lampioni, a malapena se ne distingueva il profilo (qui non siamo abituati a quel buio e a quel silenzio). Così ha iniziato a correre, e come ai vecchi tempi, il rumore dei passi e il suo respiro ritmato gli tenevano compagnia, rompendo quel tanto che basta il silenzio inquietante che lo circondava. La sua mente ragionava intensamente sui punti di riferimento: il fiume che scorreva placido poco distante, un incrocio ad angolo acuto, il ghiaino abbondante dell'abitazione. Ma il buio è un po' come la morte, il grande parificatore, rende tutto uguale e indistinto; nonostante scorresse il tempo e la strada, la meta sembrava non giungere mai, così che un vago formicolio d'angoscia iniziava a diffondere nelle membra del nostro eroe. Stanco e un po' scoraggiato, ma risoluto a non passare la notte all'addiaccio, l'indomito decideva di bussare alla prima abitazione, nonostante l'ora tarda, e di farsi indicare la strada. Individuata poco lontano una villetta illuminata, vi si dirigeva con passo deciso e non vi dico la sua soddisfazione nel riconoscervi finalmente casa Sugrue. Magico BOEEEERDIN.

    La scuola è stata una delle parti più divertenti. Gli insegnanti sono straordinari. Sembrano attori, fanno un sacco di facce buffe e sono davvero in gamba, coinvolgenti e molto divertenti. Lo studente non è mai passivo, partecipa e lo fa volentieri, dato che il clima è di grande serenità e famigliarità. Sarebbe bello importare questo stile, si imparerebbe molto più volentieri, anche se bisogna mettere in conto da parte dello studente una gran voglia di imparare e disponibilità ad ascoltare, che magari non sempre c'è.

    E poi ci sono gli studenti. C'è Benoit, timido prof di legge a Tolosa, firefox Agustine, 44enne ingegnere spagnolo (in stanza con il BOEEEERDIN), lo scugnizzo Roberto, Claire the sheep e Justine ed Estelle, cavallerizze francesi, la graziosa giapponesina Yuki, il funambolico ex-giocatore di calcio Daisuke, la sorridente Alessandra, la dark Priscilla, Pippo, rivoluzionario dottore siciliano con famiglia al seguito, Gabriel, il matematico madrileno, e tutte le catalane, la simpaticissima Maria, Ona dallo sguardo sempre allucinato, la caliente Miriam, Amparo, Lola... questo per nominare i primi che mi vengono in mente. C'è il fantasmagorico director Colm, giovane e disponibilissimo, che conosce 4-5 lingue a menadito, gran camminatore e suonatore di piano e chitarra, maestro di yoga, con la moglie Adi e i quattro figli selvaggi.
    Poi c'è Kate, questa ragazzina irlandese che ci faceva da guida nelle escursioni, dai grandi occhi chiari e dal viso lentigginoso. Mi sono sorpreso ad osservarla, dopo mezz'ora buona, davanti a una birra al Frank's Corner, indifferente alle sue parole. Ero incantato dai giochi di luce nei suoi occhi, dalle increspature della pelle sul viso a sottolineare espressioni sempre nuove di gioia, o di sorpresa, o di interesse, dinamiche e affascinanti come fiamme di un falò. Non so raccontare bene quello che ho visto. Kate non è la ragazza che ti giri a guardare per strada (o forse sì, ma potresti anche non farlo), però il suo viso è espressivo in modo spettacolare. Probabilmente è stato il mio scarso inglese che mi ha permesso di estraniarmi e cogliere questo aspetto della sua persona. Ancora sono stupito di come un volto possa raccontare tante cose, e rammaricato per tutto quello che mi sono perso finora. Forse si da troppa importanza alle parole.

    Le escursioni. Il tempo inclemente ci ha un po' penalizzato da questo punto di vista. In due settimane abbiamo visto una sola volta le stelle, un tramonto e solo due volte il sole per qualche ora di seguito. Nemmeno abbiamo beccato chissà che acquazzoni. Spesso cade una pioggerellina sottile e un po' fastidiosa, ma dopo che ci hai fatto l'abitudine, non te ne accorgi più.
    Dalla finestra della mia cameretta avrei potuto vedere un colle, se una nuvola non ci abitasse sopra quasi tutto il tempo dell'anno. Così restavo mezz'ore a osservarne la base, sospettandone il profilo e immaginando storie di folletti, elfi e druidi. Il fascino di questa terra è anche questo, nel mistero incombente tra le brughiere, protetto da muri di nebbia, incendiato da assordanti silenzi. E' facile immaginare come un cavaliere in armatura possa materializzarsi nella bruma, o una silfide sbucare all'improvviso dagli alberi. In verità sono un po' deluso di non aver colto nemmeno una visione. Forse è da questa necessità che nascono le leggende. La strada che mi portava a casa era adatta a queste riflessioni, specie in quel tratto di un paio di km in cui bordeggiava il fiume da un lato, e campi a perdita d'occhio dall'altro, mentre sullo sfondo colli cinti da nubi sorvegliavano le abitazioni lontane. La notte mi lanciavo in bici a tutta velocità, indovinando il profilo della carreggiata all'ultimo secondo, provando il brivido speciale di chi sfida l'ignoto. Ma quel che più amavo era il crepuscolo, quando il cielo si ricopriva di sfumature d'azzurro, blu, blu scuro, il fiume si tingeva d'argento, si accendevano le luci lontane del paese e la vita intera sembrava rallentare, il silenzio diventava più profondo, l'aria più fresca, mentre uomini e animali stavano ormai quieti nelle loro case. Allora una dolcissima atmosfera di pace calava tutta intorno e mi sentivo strano, mi sentivo come ridere dentro...


    Caherciveen è un paese di 4000 anime, distribuite perlopiù nelle abitazioni lungo la strada principale. C'è una bella chiesa gotica, il post-tourist office, che è il luogo di ritrovo, 14 pub, una discoteca, un certo numero di negozi, soprattutto alimentari e macellai, qualche ristorante, perfino un cinese, la scuola. Le case sono tutte a due o qualche volta a tre piani, color pastello, rosse, gialle, verdi, azzurre, rosa. A qualche km c'è il mare, ed è perciò che qualche turista si avventura fino a queste lande. C'è una quantità di isole praticamente incontaminate da raggiungere e visitare.
    A un'ora di battello si trovano le Skellig Rock, due coni gelato piantati nell'oceano che neanche le capre. Il viaggio di andata non è stato certo uno dei migliori. Approfittando di questo fatto, qualche falco tiratore del Cesso Team maliziosamente afferma, mentendo, di aver visto il BOEEEERDIN diventare prima bianco, poi verde, e poi rigettare nell'oceano parte della sua sostanziosa colazione. Come si può credere una cosa del genere ? Dove andremo a finire, dico io, se cominciamo a dubitare dell'ineffabilità del BOEEEERDIN ? Bruceremo tutte le immagini di Babbo Natale e al suo posto metteremo Papà McDonald, che già secondo la TV i bambini rincoglioniscono davanti a un orologio, aspettando l'ora di andare a mangiare un merdoso hamburger in quel luogo di perdizione (mi vengono i penotti quando vedo quello spot). E dopo cosa ci aspetta ? Bush che per ottenere energia pulita metterà tanti bambini africani (che tanto non fanno un cazzo) a pedalare su delle cyclette per mandare avanti una centrale elettrica ? No signori, non toccatemi il BOEEEERDIN. Comunque sia andata su quella barca, resta il fatto, vero e inoppugnabile, che il BOEEEERDIN ha sopportato qualunque lieve malessere con incredibile dignità, senza mai lamentarsi o emettere un fiato. Chiaro ?
    Le Skellig Rock, dicevo. In cima alla più grande alcuni monaci pazzi hanno costruito qualche centinaia di anni fa un monastero (non c'è nemmeno una fontana: solo acqua piovana...). L'altra è parco naturale. Da lontano sembrava ricoperta di neve e invece si trattava di un numero spropositato di uccelli tipo gabbiani, puffin, ma per saperne di più ci sarebbe voluto il PETRUZ, o qualche ornitologa. Comunque davvero uno spettacolo maestoso e selvaggio, specie quando le nuvole si alzano un po'.
    Abbiamo visitato Tralee, un paesotto molto turistico con un interessante museo sulla storia dei Celti, con una mostra su Antartica, la conquista del polo Sud, e una ricostruzione automatizzata di un paese medioevale.
    C'è stato il giro con Kate a Beginnis Island, dove il Cesso Team al completo e Gabriel si sono tuffati nelle acque gelide dell'oceano. Il primo impatto è lievemente traumatico, dato che hai l'impressione di non poter respirare. Allora cerchi di muoverti il più possibile per scaldarti e, in effetti, dopo un minuto o due ti rendi conto che non senti più il freddo, non senti più niente proprio. Ti tocchi e non ti senti. Allora è buffo uscire in mezzo agli altri studenti raggomitolati nelle loro giacche a vento e tu in costume, bello come il sole, ormai indifferente agli sbalzi di temperatura. Ci vuole un po' per recuperare la sensibilità, ma dopo un'oretta e una onesta pisciata, qualsiasi effetto collaterale scompare. Di solito. Tornando indietro abbiamo incontrato qualche foca, che intuisco come possa trovarsi bene in quelle acque.
    Valentia Island l'abbiamo girata in bici, a caccia delle orme di uno dei primi anfibi che sia uscito dalle acque, circa 4 milioni di anni fa, quando l'Irlanda si trovava all'equatore. Le abbiamo trovate su di una scogliera dopo avere attraversato una certa quantità di campi, e lì un geologo francese a caccia delle stesse orme, e che parlava pure italiano, ci ha spiegato come il caldo dell'epoca e il tipo di sabbia abbiano permesso la conservazione di queste impronte per un periodo di lungo immenso come questo. E' il sito più antico d'Europa, e uno dei sei più antichi del mondo.
    Abbiamo visitato qualche bel castello diroccato, che fa sempre sognare un poco. Molto carino.
    C'è stata l'escursione sui monti (?), guidati dal director Colm, percorrendo terreni inzuppati d'acqua, lasciando dietro di noi laghetti, e ruscelli, e qualche palude. ASTO, MARTIN, Roberto e una balenottera tedesca hanno fatto il bagno in un laghetto, mentre le nuvole scendevano su di noi, tanto che il BOEEEERDIN pronunciava la fatidica frase: "sarebbe carino, se fosse estate". E così siamo tornati utilizzando cartina, bussola e GPS con queste due ore e mezzo di ritardo, anche a causa della balenottera che, scivolando su una roccia, si è procurata una distorsione alla caviglia. Molto simpatica, devo dire (questi tedeschi mi hanno stupito), ingegnere, sempre a spasso con fornitura illimitata di cibo, e il BOEEEERDIN non ha perso occasione per allegerirle lo zaino (che nel momento del bisogno ha cavallerescamente portato).
    C'è stata la gita equestre del MARTIN, con Claire e la povera Estelle, rovinata per terra a causa del cavallo imbizzarrito, chissà perché... Eh, sì, il MARTIN perde il pelo, ma...
    C'è stata la Drag Hunt, una specie di corsa di cani in mezzo ai campi che devono seguire l'odore dei vestiti sporchi, e del cibo, vinta dal cane del mio padrone di casa (e pacco pauroso tirato la sera al Pub).
    Ci sono state le serate al Pub, a ingollare Guinness e a intrattenere relazioni sociali meglio se con rappresentanti del sesso opposto. E anche ad ascoltare buona Irish Music di svariati gruppi locali e improvvisazioni degli avventori su tema libero o solo voce. Ho visto usare violino, chitarra e tanti tipi di percussioni, tamburi stretti battuti sul bordo, due cucchiai tenuti in mano e battuti sulla gamba con un ritmo indiavolato. Anche se forse le serate senza musica sono state un po' più intime: senza tanta confusione, senza tanto rumore, si può familiarizzare più facilmente.

    Devo dire che ho sofferto un po' la leggerezza dei rapporti. Certo, l'atmosfera è quella vaporosa della vacanza, e ogni 3-4 giorni c'è gente che va, che viene, che è lì da molto e si è fatta dei giri, o che è lì da poco e i giri se li vuole fare. Ci sono i wallpapers, i firefoxes, una lingua ancora un po' incartata, e i punti di riferimento sono vaghi e incerti: il pub dove stava Roberto, il post-office, la scuola... Eppure una certa profondità sono arrivato a sfiorarla, a toccarla con la punta delle dita, e mi ha messo voglia. Forse è anche un po' colpa mia, che sono partito con la sensazione che uno straniero potesse essere radicalmente diverso da me. Invece non è così, e sono felice di aver appreso una lezione sull'uguaglianza tra gli uomini. Conoscere l'inglese è potere, capacità di comunicare con il resto del mondo, e la comunicazione è vita. Non limitiamoci.


    Vostro BOEEEERDIN

    p.s. in appendice trovate la storia della Guinness raccontata da ASTO. Speriamo che qualche anima pia tragga ispirazione. E' moooolto interessante.


    Appendice:


    Guinness
    The Irish beer


    Oggi la Guinness è prodotta e bevuta in tutto il mondo ma St James's Gate nel cuore di Dublino
    era il luogo dove Arthur Guinness iniziò l'avventura commerciale nel 1759.

    Arthur Guinness dedicò il suo tempo a cercare il modo di produrre una birra scura, ma quando
    l'ebbe trovato, decise che valeva la pena aspettare. Prese un rischio commerciale quando decise
    di focalizzarsi nella produzione di una birra scura, ma la sua determinazione e la convizione lo ripagarono.

    La prossima volta che starai gustandoti un bicchiere di Guinness, alza il bicchiere a quest'uomo.

    Quando l'Arcivescovo di Cashel redisse il suo testamento, non potrebbe aver immaginato che un giorno
    il suo figlioccio avrebbe usato la sua eredità di 100 sterline per fondare una dei più grandi imperi di produzione
    della birra del mondo. Arthur ereditò i soldi all'età di 27 anni e affinò le sue abilità con una piccola fabbrica
    di birra in Leixlip nel Co. Kildare. Quattro anni dopo parti per le brillanti luci di Dublino …
    Arthur era una acuto e furbo imprenditore che non è stato mai in discussione. Già alcuni potrebbero dire che firmare
    un contratto di affitto di 9000 anni nell'investire in una fabbricadi birra era un po' troppo.

    Il successo non arrivò facilmente. Arthur combatte ogni passo della via per costruire il suo impero,
    e innanzitutto per assicurarsi la più essenziale delle risorse naturali, l'acqua. Ad Arthur non gli mancavano
    le energie o l'autostima sebbene questa particolare lotta durò 12 anni per vincere, vittoria che lui conquistò.
    Al tempo Arthur partì da Dublino, c'erano 200 fabbriche di birra in Irlanda, e proprio 10 in St James's Street solo.
    E queste erano tutte lì per una semplice ragione, l'accesso ad una pura e garantita fonte di acqua.

    Arthur fondò una dinastia che controllò la fabbrica di birra per 227 anni.
    Lui stesso fece qualcosa per la posterità essendo il padre di 21 bambini, sebbene solo 10 sopravvissero.
    La sua discendenza si mostrò essa stessa essere prolifica, assicurando una stabile provvista di candidati per
    il migliore lavoro, tutti i quali condivisero la filantropia, l'energia e la longevità.

    Molte ragazze erano spinte dalle madri a trovare per se stesse un unomo GUINNESS e non significava
    solo un uomo a cui piaceva bere la birra.
    Arthur e i suoi successori stabilirono la paga 10-20% sopra la media locale e garantirono la pensione alle vedove,
    davano la paga per le ferie, provvedevano all'assistenza medica gratuita, case, educazione e una moltitudine di
    altri benefici, facendo del lavoro nella fabbrica di birra un buon partito. I lavoratori ricevevano gratuitamente
    la scura GUINNESS ogni giorno, e negli eventi spiacevoli quando non volevano berla, essi potevano optare per ricevere
    un'aggiunta "razione di birra" nella loro busta paga. in altra parole, essi erano pagati bene per fare una birra
    che essi potevano bere e anche pagati bene per non bere la birra che erano già pagati bene per fare. Brillante.

    Servono solo quattro ingredienti per iniziare il viaggio per fare la GUINNESS: orzo, acqua, luppolo, lievito.
    Ci sono state anche speculazioni su un ingrediente segreto, o una tecnica particolare per fare la birra
    gelosamente mantenuta segreta per fare la GUINNESS veramente unica e spiegare perché nessun altra birra scura
    può rivaleggiare con la sua popolarità.

    Alberto

    e la Sardegna in bici (Agosto 2003)

    Da molto tempo ormai BOEEEERDIN (l'emerito Sig. Nicola Bertin) non rilascia interviste sulle sue attività.
    Eppure queste procedono.
    Ma, proprio come Paperinik, il nostro ha una seconda vita da proteggere, una facciata Paperinesca da conservare e portare avanti.
    Intanto l'aura di mistero e leggenda continua ad estendersi ed io, in seguito alla calorosa richiesta dei fans più appassionati, mi accingo all'immeritato compito di narrarne le gesta.
    Pensando di fare cosa gradita, ho chiesto e ottenuto il permesso di rendere noto il contenuto di parte del diario dell'ultima impresa, senza filtri e correzioni Sarà necessaria qualche precisazione, ma non voglio indugiare oltre. Segnalo soltanto che l'11 agosto, giorno dello sbarco del BOEEEERDIN a Olbia per la traversata Olbia-Muntiggioni, è stato indicato come il giorno con la temperatura media (in Italia) più alta del secolo.


    Viareggio, 9 agosto 2003 sabato mattina

    Epico BOEEEERDIN. Certe volte mi domando: ma chi sono? Per la moto non c'è stato nulla da fare. D'altra parte, forse non sarei andato un Sardegna, ammesso che riesca ad arrivarci Lo scooter mi sarebbe piaciuto, mi sembra molto vicino al mio stile, è molto relax. Ma il fratre non è stato d'accordo, così, di corsa, sistemazione della bici, prenotazione traghetto, treno e poi via.

    Sono partito piuttosto nervoso, un po' per le rotture di coglioni dei mezzi, un po' per i mezzi pacchi tirati qua, un po' per mia madre, la Chiara... Insomma son partito ieri con il treno delle 11.32, cambio a Bologna, cambio a Prato, Lucca alle 16. Mentre le colline toscane sfrecciavano dal finestrino, un demone di nome libertà mi galoppava dentro, ed era bello, uno spettacolo maestoso, uno stallone che volava sulla battigia.

    Ho fatto un giro per il centro di Lucca, molto bella, qualche ragazza carina, poi sono uscito direzione Viareggio. Un po' fuori ho trovato un alimentari, ho fatto un po' di spesa, mi sono fermato a chiacchierare, mi hanno indicato una strada che non finiva più vicino al lago di Massaciuccoli. Carina però, diverse troie lunga la strada (notevoli, aggiungerei) che prestavano servizio nei campi. La salita ha avuto un che di drammatico. Un po' la bici, un po' il carico, un po' il fuori forma, non si va su e ho deciso che in Sardegna i tratti di salita li farò a piedi.

    Sono arrivato alle 19.10 al Camping Europa a Torri del Lago, ed ero già cotto da un po'. Le gambe piene di acido, probabilmente disidratato, dato che ho pisciato pochissimo pur bevendo l'impossibile. Piantato tenda e qualche chiacchiera coi vicini, lo stomaco ancora contratto, qualche giretto e poi a nanna.

    Stamane sono venuto a Viareggio, sono andato all'APT a recuperare una mappa e poi in via S. Carlo Borromeo 20 dalla Francesca Caimi. Scroccato colazione, crostata + orzata e carica batterie. Lei ha un po' di gastrite, porella. Ora sono qui al Parco, ho riposato e ora scrivo. Già da ieri notavo questa cosa: che son tranquillo. Nessuna euforia, né senso di meraviglia o solitudine. Mi sento come al solito. Forse significa che in un certo senso vivo già da solo, comunque per conto mio, mi manca l'indipendenza economica, che dovrebbe essere quasi acquisita, e un po' di savoir faire, e chissà se lo acquisterò mai.



    Porto di Livorno, 10 agosto sera

    BOEEEERDIN osserva il traghetto scaricare infinite vetture e nota con soddisfazione che tra chi scende e chi sale c'è solo una bici: la sua. Intanto emana tutto il suo fascino dovuto alla giornata in bici sotto la candela e sospira pensando a cosa l'aspetta domani, pregustando di bestia una ricca doccia in fondo alla giornata.

    Ieri giornata a Viareggio, mare con figone e cena scroccata dalla Francesca. Serata carina. Oggi sbaracco e scarrozzata fino a Livorno, gelato acqua e cracker. Insomma, oggi stomaco leggerino. Mi sono appena fatto un paio di pomodori pagati a caro prezzo ieri. Ho anche una "piacevole" scoperta: sono finito sulla nave sbagliata. La mia partiva alle 20, questa è quella delle 22. Per fortuna non mi hanno controllato il biglietto. Sono entrato sparato con la bici e nessuno mi ha chiesto niente. Devo dire il vero che mi sto un po' rompendo di starmene per i cazzi miei. Ma se le cose non mi vengono subito, non vengono. Cazzo!




    Casa di Lisa - Maritza - Sorso, 19 agosto martedì sera

    Finalmente una bella stellata. Stanotte ha piovuto un po' e si è rinfrescato. Mi sorprendo a pensare di come sia riuscito ad attraversare - letteralmente - mari e monti senza difficoltà e sia bastata l'aria condizionata dell'auto a mettermi in crisi. La traversata Olbia-Muntiggioni resterà senz'altro epica. Più o meno 90 km, ma chi può dirlo, di continue salite e discese, per un dislivello totale secondo me di oltre 2000 metri, con quella bici (city-bike scassatella con unica corona grande), carico come un mulo, da solo, senza allenamento, con le riserve energetiche dei miseri pasti dei giorni precedenti, con il caldo record di questi giorni... contro tutto e tutti, mitico, mitico BOEEEERDIN.

    Sul traghetto ho conosciuto due tipe carine di Faenza, che andavano a Palau a fare strage di cuori. Sbarcato alle 9, sono un po' uscito dal paese e poi mi sono fermato a fare colazione veloce, brioche e tè, nervoso per l'impresa imminente.

    Dopo pochi km la strada comincia a salire e a un certo punto la bici non va più su. BOEEEERDIN non si demoralizza, si toglie la maglietta a va su a piedi.
    Sarà così per la maggior parte delle due ore successive in cui la strada si inerpica per i monti, fino a che si ferma per una sosta tattica al circolo di qualcosa in mezzo al niente sotto Monte Pino. Bibita, ghiacciolo, acqua e chiacchierata con gli avventori, che gli consigliano una certa strada che taglia Tempio passando per Luras. Ristorato dalla bevande e dalla buona compagnia il BOEEEERDIN riparte giulivo. Compaiono le prime discese ma non cessano le salite.
    BOEEEERDIN passa lentissimamente e sogghignante accanto a un'auto rimasta in panne per il troppo caldo. La strada si addentra sempre più profondamente nel cuore della Sardegna, le abitazioni (sembra impossibile) ma si fanno ancora più rade. Verso mezzogiorno e mezzo l'ennesima salita sotto il sole fanno ripiegare il BOEEEERDIN per una sosta tattica sotto l'unico albero sulla strada. Qui, rendendosi conto di trovarsi ancora a metà strada da Tempio, e quindi a meno di un terzo del viaggio, di aver bestemmiato in tutte le lingue contro tutte le salite del mondo e le bici che non vanno su, di trovarsi a km dal più vicino essere umano, del caldo sovrumano che lo fanno sentire un po' al limite delle forze, il BOEEEERDIN comincia a cogliere la dimensione dell'impresa e ha un attimo di sbandamento. Ma la valutazione delle contromisure ai possibili inconvenienti del viaggio è positiva, e BOEEEERDIN si rasserena subito, anche perché fa affidamento alla sua proverbiale tenacia. Mangia due pacchetti di crackers, beve e si rilassa fino ad addormentarsi.
    Riparte con prudenza, deciso ad amministrare le energie. Lungo la strada trova una fontana che lo rigenera, e alcuni avventori che lo incoraggiano e gli indicano la strada per Luras. BOEEEERDIN riparte baldanzoso ma la salita dura e il caldo si fanno sentire, così dopo un po' è costretto a un'altra sosta tattica sotto un albero, dove mangia, beve, riposa.
    Già però si vede dall'altra parte della valle il paese di Calangianus, Tempio non può essere molto lontano. Riparte e la salita continua a essere dura, ma lungo la strada trova un fontana dall'acqua fredda e deliziosa, che lo rigenerano un po'. Luras è ormai a un chilometro. Vi si getta con foga chiedendo però informazioni ai locali. Questi gli consigliano di tornare indietro verso Tempio e il BOEEEERDIN felice si impegna su quelle che crede essere le ultime salite.
    Sono ormai le cinque del pomeriggio quando siede nel primo bar di Tempio a rifocillarsi. Il nostro è esausto e ritiene senza ombra di dubbio che non affronterà più alcuna salita oltre Tempio. Si confida con il titolare che sgretola in una risata le sue illusioni sulla fine delle salite. "Ma come" afferma il BOEEEERDIN "Tempio doveva essere la vetta!" Ed infatti è così, ma il barista recita a memoria un rosario di discese e salite. La meta è ancora distante. Il BOEEEERDIN valuta la situazione. Il tramonto non è lontano, e forse non è possibile giungere a destinazione prima che faccia buio, ma ci sono viveri e liquidi a sufficienza per passare la notte in qualche campo. Però il BOEEEERDIN non può esimersi dal tentare l'impresa, specie con tutta quella discesa davanti a lui.
    Allora si inerpica a piedi per la ripida salita che porta al centro di Tempio e poi si getta giù in direzione di Aggius. Mentre mantiene il controllo del mezzo ed infila con la consueta eleganza curve e tornanti, recupera un po' di energie ma le gambe sono alla frutta e sputa sangue su ogni minima pendenza. Spera solo nella prevalenza delle discese. Aggius viene così passato e faticosamente BOEEEERDIN raggiunge la mitica Valle della Luna.
    Qui si concede una ricca sosta contemplativa ed edificante. Il sole non è più feroce come qualche ora prima e sarà il fresco, sarà la meraviglia che invade l'animo del BOEEEERDIN, sarà la determinazione che viene dall'aver affrontato e superato tante difficoltà, in quel momento decide che non si fermerà più prima di essere arrivato. Una nuova vigoria lo assale, le salite abbordabili vengono superate tranquillamente in sella, e cala con il tramonto un'atmosfera di lucida serenità, non conta più la strada, la distanza, la salita, c'è la consapevolezza quasi divina che niente di tutto questo lo può fermare. Finalmente vede il mare e si getta sulle tanto agognate decise discese.
    Sotto il cartello Badesi chiama l'Angela, che non risponde. "Dove cazzo è andata?" Si rigetta sulla discesa, quando lei lo richiama, avendo notato le 3 chiamate senza risposta. "Siamo a fare la spesa. Ce la fai ancora un po'? Siamo a Muntiggioni..." Come no, ho fatto poca strada finora... Eroico, il nostro entra in centro a Badesi e cerca informazioni sul posto. BOEEEERDIN attacca di nuovo la salita. Conoscendo le pollastre, si ferma a Tozza al bar, a bere qualcosa. Quando riparte, a 400 metri dalla meta, strombazzano inutilmente, offrendosi di portare qualcosa. Ovviamente il nostro giunge in solitario e deciso fino alla porta di casa.



    Porto di Porto Torres, 20 agosto tramonto

    Tosse e raffreddore. E ho anche dimenticato lo Zerinol da qualche parte. E mi hanno trombato 62 euro e rotti per questo traghetto Tirrenia.

    ..Sniff, sniff... mi commuovo sempre di fronte alle gesta epiche del nostro, ai suoi pensieri alti e nobili, al suo stile aulico e ricercato eccetera, eccetera.
    Per completezza volevo riassumere le tappe dell'impresa.
    Partito da Padova in treno venerdì 8 agosto, BOEEEERDIN arriva a Lucca nel pomeriggio. Da qui in bici fino a Viareggio, dove giunge la sera.
    Riposa ivi il sabato, trasudando l'atmosfera godereccia del luogo, e la domenica riparte in bici per Livorno, dove si imbarca per Olbia.
    Sbarca sull'isola l'11 mattina, e l'attraversa eroicamente su e giù per i monti fino a Muntiggioni, presso Trinità d'Agultu. Qui ha soggiorna dall'Angela per qualche giorno, durante i quali visita le località più interessanti della costa smeralda e di costa paradiso.
    Domenica 17 riparte in bici per Maritza, presso Sorso, a 20km da Porto Torres, dove è ospite di Lisa fino al 20, quando raggiunge Porto Torres e si imbarca per Genova.
    Giunge il giorno seguente sul continente e di qui, in treno, fino a Padova via Milano.

    giovedì 3 gennaio 2008

    e il Madagascar (Capodanno 2005)

    Prologo
    22 dicembre - ufficio CNB - Padova
    26 dicembre - Antsirabe
    30 dicembre - Belo sur Tsibirinha
    31 dicembre - Morondava
    6 gennaio - Ranohira
    7 gennaio - Fianatsaroa
    9 gennaio - Ambositra
    13 gennaio - ufficio CNB - Padova
    Tutte le foto del Madagascar


    C’è una signora, la madre di qualche mia amica, che è un’ascoltatrice eccezionale.
    Le racconto di aver fatto un giro in bici sui colli, o di essere andato in vacanza fuori dall’Italia, e mi fa sentire come se fossi Sandokan redivivo. A me fa piacere, mi capita di uscire da casa sua e di sentirmi uno in gamba, uno che mastica avventura come tabacco forte e scuro.

    Cos’è un avventuriero ? A me viene in mente uno che si sa arrangiare in tutte le situazioni, che non si fa intimorire facilmente, che sa il fatto suo, che conosce la natura e le lingue e gli uomini, che riesce a bere, a mangiare, a fumare qualunque schifezza, a viaggiare con ogni tempo e in ogni condizione, che porta in sé la maledizione di sentirsi a suo agio dove l’homo sapiens sapiens si sente a disagio e viceversa. E’ un uomo antico, un uomo di una volta, un uomo che preferirebbe affrontare una lotta mortale con un serpente piuttosto che compilare la dichiarazione dei redditi o fare shopping.

    Chi sono io ?
    E’ la domanda fondamentale dell’esistenza, quella che contiene al suo interno tutte le altre.
    E’ quel sospetto fugace che sfiora i tuoi sensi mentre chiudi gli occhi appena prima di addormentarti, il dubbio di aver rinunciato a qualcosa di te.

    Ogni viaggio può essere un’occasione per sfuggire l’inscatolamento introspettivo in cui ci costringono i ritmi e le abitudini cui siamo soggetti, per scoprire o riscoprire qualcosa di sé. A tal fine credo sia meglio rinunciare ai viaggi organizzati, al mordi e fuggi consumistico, ai villaggi vacanze. La mia idea è che si riesce ad apprezzare veramente solo quello che si progetta, si costruisce autonomamente… quindi scegliersi l’itinerario, studiarsi i luoghi, decidere in loco, soprattutto non farsi prendere dallo stress di fare le cose in fretta. Certo è più facile lasciare ad altri il peso dell’organizzazione, farsi trascinare… sicuramente in questo modo vedo più cose in meno tempo ma tutto, mi sembra, passa via come se fossimo davanti alla tivù.
    Vuoi mettere il gusto di arrivare in cima a una montagna con le proprie forze? Che valore ha il panorama che si é conquistato, quanto è ricco il premio ? E‘ la ricerca, il desiderio alimentato dalla fatica, dal sacrificio che da valore a ciò che si scopre.

    Ho sentito di gente lamentarsi di non trovare un bar per bere un caffè in mezzo al deserto o che non prende il cellulare… che ne può capire della magia del deserto gente così ? Come può apprezzare un alba, un tramonto, un cielo largo e aperto, una cascata nascosta, una foresta buia e impenetrabile, la cima di una montagna, il volto di un bambino ?
    Ci riduciamo davvero a persone misere, a volte, nella rincorsa ossessiva di obiettivi spesso discutibili e il tempo… tempo che non c’è, che non sappiamo usare, tempo di cui siamo avidi e ingordi, di cui forse siamo più schiavi che padroni.

    Credo sia meglio scegliere luoghi culturalmente lontani da quelli in cui viviamo, per permettere a quelle parti del nostro io più o meno atrofizzate di emergere. La mia idea è quindi di essere attivi all’interno di un viaggio, gruppi piccoli di persone, non troppo organizzati, pronti a cogliere al volo le sensazioni e i richiami e i desideri e le paure che naturalmente emergeranno lungo il cammino. Ascoltarsi, scoprirsi, trovarsi.

    Quando il Petroz mi propose il viaggetto invernale venni colpito dal solito cocktail di emozioni che scatena l’avventura, paura, entusiasmo, desiderio.


    22 dicembre 2004 ufficio CNB, Peraga di Vigonza (Padova) ore 19.16

    Ave fioi.
    Arriva il Natale, tra il lavoro e alcune scelte, impegni presi, il tempo m'è sfuggito di mano e mi sono trovato senza...

    Non ultimo c'è anche l'impegno degli impegni, il giretto in Madagascar che abbiamo organizzato con Martin e Petroz.
    Non andiamo a fare missioni umanitarie, personalmente, non vado nemmeno a fare vacanza... più di ogni altra cosa è la salivazione abbondante che mi provoca il gusto aspro e intenso dell'avventura a spingermi verso...
    Devo dire che mi costa un po questa scelta, in termini economici, in termini professionali (ok, chissenefrega), ma soprattutto in termini relazionali.

    Avrei voluto starvi più vicino in occasione del Natale, fare gli auguri direttamente e non tramite e-mail, lasciare qualche pensiero in più...
    Insomma approfittare di questa occasione per far sentire il bene che si vuole.
    Non ce l'ho fatta e mi dispiace. Parto tra 36 ore e ho ancora lo zaino da preparare, ere geologiche di sonno da smaltire...

    Così i miei auguri saranno questi, scarni, rapidi, per niente colorati, ma veri e sinceri.

    Buon Natale, un abbraccio

    Nick


    26 dicembre 2004 Antsirabe ore 23 circa

    Relax pre - escursione. Un sacco di cose da raccontare. Il viaggio è stato lungo. Preparata la roba in fretta, due ore di sonno e Scorza che tratta sui soldi per portarci all’aeroporto, appena intascati scappa via che scade il parcheggio.
    Partenza ore 7.15 + ritardo per sbrinare l’aereo, Parigi, bagagli imbarcati nonostante il ritardo, l’Air France e tutte le paure. Volo tranquillo con il Martin che vede tutti i film e Boerdin tutti i giochi. Finale con vuoti d’aria notevoli che costringono Boerdin alla ritirata, a causa del suo animo sensibile.
    All’aeroporto un bolognese, che si era sposato un cesso di malgascia, rompe i coglioni al Boerdin che è abbondantemente oltre la frutta. Taxi ed arrivo al Saka-Manga (Gatto Blu), albergo molto carino e stanza pregna di odore di chiuso. I nostri ronfano fino a l’una e mezzo di Natale, poi si lavano e decidono di andare a mangiare Gamberoni e Zebù al Glacier fino a pomeriggio inoltrato.
    Giro per Tanà, Mercato, Parco con giochi tipo roulette, Haute Ville, serata al Pandora, bar dell’avventura, Petroz con la sua immancabile pizza seguito dal Martin e Boerdin che assaggia la zuppa di cipolle alla parigina con formaggio e crostini. Buona ma tosta.
    Nel frattempo si accumulano donne al banco del bar che invitano con lo sguardo. Petroz agisce ed arriva Fabiola, seguita poco dopo da Geraldine e infine dalla timida Alice, nel suo vestitino nero con scollatura integrale.
    Di chiacchiera in chiacchiera, il Martin si porta in rampa di lancio e arriva al bacio, Petroz conosce Fabiola e Boerdin difende tenacemente la sua virtù, forse arrivando a sfiorare la scortesia. Di bacio, in bacio, strusciata in strusciata, di ballo in ballo, si fa tardi senza alcuna appendice particolare, solo qualche cosa offerta.
    Partenza la mattina dopo per Antisarabe, taxi + taxi-brousse, con il solito contorno di accerchiamento in fase di trattativa. All’arrivo Pousse – Pousse che ci scorazzano per tutto il giorno con semi-inculata e fuga finale. Cena con otto euro totali a la Gaelle, Gamberoni + Zebù. Domani tour di cinque giorni fino a Morondava, dove faremo l’ultimo.


    30 dicembre 2004 ore 17 circa Belo sur Tsibirinha

    Il più dell’escursione è stato fatto. Sono ponato sotto una capanna che fa da ristorante mentre Petroz e Martin fanno la doccia. Lunedì mattina che siamo partiti ho provato in tutti i modi a chiamare la donna, che il giorno prima non rispondeva e lunedì ha il telefono spento. Le mando uno sms dal cellulare del Martin e finisce là. Inoltre Boerdin inaugura la mattinata con una cagata diarroica beneaugurante. Colazione al bar italiano di Giorgio e partenza in gran ritardo con i Pousse – Pousse che si fanno rivedere senza pudore.
    Saliti sul pulmino giapponese di terza mano con la consueta guida sportiva affrontiamo scenari del Madagascar. Sosta per il pranzo che azzera in partenza le norme igienico - sanitarie, pranzo in un hotely di uno sperduto paese in mezzo alle colline, riso, pollo, acqua di riso, coca, zuppa di legumi, yogurt naturale, limonata. Mentre sprofondavamo nelle terre lontane dalla civiltà, il nostro autista cecchinava un cane e un uccello.

    Madagascar - Donne che lavorano il riso lungo la strada per Miandrivazo

    A pomeriggio inoltrato giungevamo a Miandrivazo, dove comincia il vero Madagascar. La serata arriva in una serie di controlli della polizia e in una doccia. I controlli derivano dal fatto che un pirogaro anni fa ha ucciso un turista per derubarlo quindi, per facilitare il rimpatrio della salma, sono necessarie tutta una serie di informazioni.
    Cena ricca e abbondante con granchio, pesce, legumi e finale di banane flambé, con Boerdin che conferma la fragilità del suo intestino. Mentre è lì che soffre con il buco del culo in fiamme e discute delle mosse opzionali in caso di pioggia la sera successiva, l’aura del Martin si fa intensa e spara la sua cazzata. “Perché vi preoccupate ?” e rivolto al Boerdin “Godetevi questi momenti !”

    Madagascar - Bambini al mercato di Miandrivazo

    Dormita nelle zanzariere tra i camion e i galli che rompono tutta la notte. Sveglia dura e partenza con le canoe con i francesi Thierry ed Evelyn della Reunion nella loro canoa performante e noi con Theo e il pirogaro nella canoa più grossa destinata all’ultima corsa.
    Dopo pochi minuti Boerdin apre l’ombrello e il Martin ride inutilmente. Qualche ora più tardi è con le gambe in fiamme svelto a coprirsi sotto l’ombrello.

    Madagascar - Sosta per il pranzo lungo il Belo-sur-Tsibirinha

    Il caldo e l’umidità si fanno sentire, il termometro passa i 40°, l’afa è soffocante. Sosta tattica sotto uno dei radi alberi in mezzo al fango, pane, sardine, formaggio, ananas, acqua e succo di frutta. Organizzano tutto i portantini, noi dobbiamo solo mangiare e sopportare il caldo. Ripartenza e ormai ci si è abituati al fancazzismo. Mentre siamo lì sonnecchianti con un occhio chiuso e uno aperto il cielo alle nostre spalle si oscura, il vento si ingrossa e in poco tempo ci troviamo fermi, in piedi su una lingua di sabbia sotto la pioggia scrosciante, per evitare che la piroga, che già imbarca acqua, affondi definitivamente.

    Madagascar - Sosta per la pioggia

    Appena Giove Pluvio chiude un po’ i rubinetti ripartiamo e poco dopo giungiamo a un villaggio sul fiume di 5-6 capanne. Dopo le formalità con il capo-tribù montiamo la tenda sotto la pioggia. Nel frattempo Theo e gli assistenti preparano la cena, Boerdin esplora necessariamente il bosco, tutti scattano foto, la francese socializza con i bambini con il solito trucco della macchina fotografica digitale.

    Madagascar - Il villaggio della prima notte sul fiume

    Cala la sera, la pioggia va e viene, la gallina si pona sotto il poncho del Boerdin. Cena: zuppa di verdure, zebù, banana flambé. Si va a nanna un po’ umidi, mentre Boerdin esplora il bosco anche nel dopocena. La notte i nostri affrontano la gara del russo più forte, svegliandosi l’un l’altro in continuazione, così possono alzarsi alle 5 del mattino freschi e riposati. Colazione con omelette, pane, marmellata, margarina, miele. Anche il Martin esplora il bosco.

    Madagascar - Gli eroi in canoa il secondo giorno di viaggio

    Ormai siamo nella foresta tropicale, i nostri ripartono baldanzosi (ma con gli occhi socchiusi) pronti al richiamo dell’avventura. Dopo qualche ora di ricche pagaiate dei pirogari i nostri, aggirando alcuni pericolosi vortici, entrano nella foce di un torrente e parcheggiano. Risalendo il torrente ci troviamo davanti a una bella cascata, dove troviamo gli austriaci in bicicletta che fanno il bagno nudi con il pirogaro. Dopo aver chiesto permesso a Evelyn (che confessa candida di aver visto altri cazzi in vita sua) ci aggreghiamo felici, proviamo la forza della cascata e passiamo un’amena oretta.
    Pranziamo a base di pane, formaggio, sardine, pastone e ananas. Si riparte e il tempo si fa incerto. Pioverà ?

    Madagascar - Cascata incontrata il secondo giorno di viaggio sul fiume

    Com’è ovvio, un’ora prima del nostro arrivo al villaggio di destinazione arriva l’acqua. Al villaggio i nostri si deliziano del tè locale bevuto nelle tazze lavate con acqua di fiume stantia. Petroz si limita a un assaggio, solo Boerdin osa e finisce la tazza. Gli eroi vengono posizionati su un’isoletta in mezzo al fiume davanti al villaggio, dove pascolano gli zebù. La pioggia ancora va e viene e i nostri montano la tenda e attendono la cena. La sera si intravede qualche stella. Spettacolo, Boerdin e Martin esplorano i cespugli dell’isola. Boerdin si decide a prendere l’Imodium.
    La notte passa più serena delle precedenti mentre ignoti animali vagano intorno alla tenda emettendo strani rumori e stimolando i cani del villaggio.
    La sveglia alle 5 è sempre dura. Colazione come la precedente e ripartenza.
    La foresta sta scemando ormai, i nostri si avvicinano alla fine del viaggio in piroga, che è ormai alla frutta, Theo passa il suo tempo a buttare l’acqua fuori, ma si continua a viaggiare a pelo d’acqua. Nel frattempo l’ombrello del Boerdin è sparito ma impavido affronta il finale di viaggio senza emettere fiato. Per fortuna il cielo è clemente, il sole fa capolino solo quando i nostri arrivano al villaggio di destinazione. Lì pranzano con pane, formaggio, sardine, uova sode e ananas, per poi ripartire sotto la candela su un carretto trainato da due zebù.

    Madagascar - Gli eroi in partenza sul carretto trainato dalla zebù alla fine del viaggio in canoa

    A pomeriggio inoltrato, dopo aver attraversato varie difficoltà, tra cui due fiumi da guadare, con lo zebù bastardo che si pianta e non riparte più, i nostri giungono al villaggio di Antsirakana, dove ci sono dei bungalow, elettricità fino a una certa ora e la possibilità di farsi una doccia con l’acqua di un secchio.

    Madagascar - Attraversamento del guado
    Madagascar - Bambino al guado
    Madagascar - Attraversamento del guado
    Madagascar - Attraversamento del guado


    31 dicembre 2004 ore 22.30 circa Morondava

    Ad Antsiraka il pomeriggio passa tra lo spettacolo del Boerdin ai bambini, con il numero della scopa volante e quello del bisonte selvaggio, doccia, chiacchiere con gli austriaci, che tentano in tutti i modi di trovare un passaggio fino a Morondava. La sera, cena a base di insetti, riso, pollo e ananas.
    Ripartenza stamattina in 4x4 dopo chiacchieratone notturna con il Petroz. La strada è brutta, piena di fango, buche e crepe. La vegetazione cambia ancora. Lungo il sentiero incontriamo qualche baobab, persone a piedi, in bici (come gli austriaci), uccelli, gruppi di farfalle che si raccolgono a centinaia per succhiare il sale che rimane sulla strada quando evapora l’acqua. Sosta in un hotely in uno dei tanti villaggi lungo la strada, riso + carne o pesce. Si riparte e i baobab si fanno sempre più numerosi e grandi. Il baobab sacro, quelli innamorati, il viale di baobab, si giunge a Morondava verso le 4, ai bungalow “Le bungavilliers”, un posticino carino sul mare a 12 euro per tutti e tre. Facciamo il bagno, cazzeggiamo, ritornano i francesi che, per risparmiare (?), sono andati un po’ più in là. Cena ricca a base di pesce con il Boerdin che trova il chewingum nell’aragosta.


    6 gennaio 2005 pomeriggio Ranohira

    Martin e Petruz si stanno affrontando in un’epica partita a scacchi.
    Lì a Morondava la notte di capodanno è venuto il diluvio e Boerdin non è riuscito a telefonare, nonostante tutti i tentativi. La mattina successiva gli eroi si presentano puntuali alle 6.20 davanti all’albergo, per giungere in aeroporto entro le 7 per confermare la prenotazione. Ma il taxi, che come concordato doveva essere lì alle 6, non c’era. Corsa allora in centro a cercarne uno alternativo, in mezzo alle pozzanghere non se ne trova uno, finché non lo becchiamo alle 7 meno cinque, corsa all’aeroporto dove non c’è nessuno, il primo impiegato arriva alle 8.
    Ovviamente, non c’è nessuna prenotazione a nostro nome, come assicurato da Mr. Donnee, ci mettiamo in lista d’attesa, finché mezz’ora prima di partire ci danno l’ok, 85 euro e via, sul twin hotter super doppia elica a 19 posti. Sosta all’aeroporto-savana di Manja e ripartenza con grande vista su cielo e terra, foreste, prati, savane, fiumi, arrivo a Tulear a l’una; taxi fino a Saint Augustin, posto – oro consigliato dai francesi.

    Madagascar - Sosta all’aeroporto-savana di Manja con il twin hotter doppia elica

    L’impatto non è un granché, il posto è sporco, i locali sono lentissimi e rincoglioniti, la spiaggia è piena di alghe, c’è anche un canale pieno di merda, piove dentro la capanna dove si mangia… L’unica cosa veramente interessante è stata la conversazione con i francesi turisti, discorsoni sul Madagascar, sulle risorse, sull’iniziativa, l’azadivactina indica (nim), le arance, anche discorsi di merda.

    La sera il Martin prenderà Lariam, Colicalm, Aspirina, e prenotiamo la piroga da Rambo per spostarci ad Anakao. La mattina dopo partiamo con ‘sta piroga a vela con il secondo pattino e i Rambo della famiglia Nelson ci portano fino a Nosy Ve dove Martin e Petruz fanno immersione, poi insieme giro turistico dell’isola, ricco e spinoso (punta di agave nell’alluce sinistro del Boerdin), infine sbarco ad Anakao. Spiaggia bianca, mare smeraldo, bungalow grazioso in palma e legno, un deciso salto di qualità (Chez Eric e Carole Vezo). Ponatura tattica al ristorante con coca e cacahuets a Martin che rimbrotta subito il Boerdin perché non lo vuole a petto nudo, dato che ha già adocchiato una spagnola e vuole fare bella figura (e si lamenta della puzza). Appena dopo pranzo cade il diluvio, si bagna il bungalow.

    Madagascar - Martin, Petruz e i fratelli Rambo sulla spiaggia di Anakao

    Il Martin, per placare definitivamente la diarrea, prende un paio di disinfettanti intestinali, un paio di aspirine, l’imodium. La sera a cena Martin sfoggia tutto il suo fascino con la spagnola (che tra l’altro è qui con un neo – ingegnere civile francese che costruisce strade a Diego Suarez). Boerdin e Petruz suggeriscono le mosse, distraggono l’ingegnere, spianano la strada al Martin che all’ultimo momento, quando sembra che basti solo la mossa finale, rinuncia.
    Boerdin si attiva inutilmente nella ricerca di un telefono. La notte passa tranquilla, tranne che per il Martin che ha la febbre alta. Il giorno dopo batte il sole e Boerdin e Petruz battono la spiaggia in cerca di una barca e del telefono, mentre il Martin resterà tutto il giorno a letto.
    Il pomeriggio sul colle più alto della zona Boerdin, Petruz e due locali dopo mille traffici tentano di telefonare in Italia. A casa rispondono ma la donna no. Boerdin insiste e insiste finché comincia a piovere. Stoico, continua a tentare fino al diluvio, quando ringrazia il locale e fugge al bungalow.
    Dubbi scuotono i nostri. Reggerà il Martin all’Isalo? E il tempo?

    Madagascar - Alba sul mare ad Anakao

    L’indomani alle 5 i nostri sono pronti armi e bagagli sulla spiaggia, montano sulla piroga a motore fino a Tulear, passaggio della carretta degli zebù fino al taxi, poi taxi-brousse fino a Chez Alice. Contatti immediati con la guida Nemaise, accordi per il percorso, speranze per il tempo.
    Piove tutto il giorno e la notte. L’indomani piove ancora. I nostri si presentano bardati all’appuntamento, affrontano gli elementi senza battere ciglio, affrontano la savana, poi i canyon, poi scendono in valli nascoste dove fioriscono cascate e giungla pura.

    Madagascar - Boerdin e Petruz presso una cascata al parco dell’Isalo

    La sera campeggiano vicino alle cascate e risalgono il fiume per sport. In un passaggio ardito, incredibilmente, dopo una presa plastica degna di Spider Man, il Boerdin scivola e cade nel fiume tra le rocce. Salva i biglietti, soldi e macchina fotografica ma sbatte il torace sulla roccia. Eroicamente il nostro recupera subito e intraprende senza paura la strada del ritorno.
    La sera passa amabilmente in conversazione con i francesi di Parigi, con lui figlio di ex coloni del Madagascar che si è fatto anche il centro e sud America in bici con lo sponsor che gli ha pagato l’aereo e 200 euro al mese per mangiare.

    Madagascar - Ritorno dal parco dell’Isalo

    Notte in tenda e la mattina c’è il sole. Si convince la guida ad andare al canyon. Si torna al villaggio a prendere la macchina. Affrontiamo il fango a spinta e si riparte a piedi attraverso scenari fantastici. A un guado il fiume tradisce il Boerdin, che bagna la macchina fotografica. Ancora fiumi, torrenti, cascate, il canyon dei makis, i lemuri, i serpenti d’acqua, il merlo malgascio, il martin pescatore. Si ritorna a Ranohira ancora con il bel tempo e finalmente ci cucchiamo il primo tramonto d’Africa qui in Madagascar, con il cielo largo e aperto invaso di colori.
    Stellata importante qui a Ranohira, quattro stelle cadenti in cinque minuti, due davvero fuochi d’artificio.


    7 gennaio ore 16.30 40 km prima di Fianatsaroa

    Stamattina è successa una cosa strana. Nemaise è venuto alle 6.30 per farci prenotare il taxi-brousse in posto privilegiato. A me non ha convinto, ma ci eravamo fidati di lui fino ad adesso, gli avevamo lasciato più di un milione di franchi malgasci.
    Vengono a prenderci verso le 7.30 quando era previsto alle 8. Strada bloccata da un camioncino. Dopo inutili tentativi, il nostro tenta una strada alternativa e si blocca a sua volta. Arriva un camion che libera il primo camioncino. Riusciamo a liberare il nostro taxi-brousse. Mentre tenta di attraversare la zona difficoltosa, Petruz viene assalito da una vespa che gli fa due punture. Scarichiamo in centro il Petruz per farsi disinfettare con un po’ di rhum mentre il taxi-brousse cerca altri clienti.

    Madagascar - Interno di un taxi-brousse

    Partiamo che è quasi vuoto. Dopo due ore di sosta alla stazione dei taxi-brousse di Inbosy, dove ci fanno cambiare taxi-brousse, saliamo su uno pieno e disastrato. Il viaggio è lento anche se affascinante, gli scenari stupendi, monti come rocce uniche, cielo largo, verde dell’erba, rosso della terra, blu del cielo e bianco delle nuvole. Sosta per ogni cosa e in ogni dove, il motore fuma, l’autista cerca l’acqua. Varie soste, 10 ore per 280 km ma finiamo nel lusso, alla Tsara Guest House.


    9 gennaio sera Ambositra

    Ieri siamo finiti al Parco di Ranomafana. Abbiamo visto la foresta diventare giungla sempre più folta. Abbiamo pagato l’ingresso e assoldato una guida e ci siamo addentrati nel folto, vedendo lemuri, ragni, toccando serpenti. Mentre assaporavamo l’incanto della foresta e Boerdin riviveva qualche flash del Corcovado, i nostri venivano assaliti dalle sanguisughe e la strenua lotta per difendersi rovinava il resto della gita.
    Sulla strada del ritorno variati tentativi di telefonare, alla fine coronati da successo, tranne con la donna che ha il telefono spento. Serata di discussioni. Nella notte il Boerdin si trova l’occhio destro pieno di muco e trema per la febbre. La mattina successiva conto da paura dell’hotel e partenza un po’ mogia, farmacia irraggiungibile dato che è domenica, i nostri dopo varie vicissitudini affrontano un duro viaggio che è tutta una curva fino ad Ambositra dove vorrebbero fare qualche acquisto.
    All’arrivo Petruz ha una serie notevole di scariche, per cui ringrazia la Tsara Guest House. Poi tra il riposino, il diluvio, la domenica, i nostri non riescono a fare nessun acquisto. In compenso, finalmente la donna risponde al telefono.

    Madagascar - Il nostro percorso


    giovedì 13 gennaio 2005 ufficio CNB Peraga di Vigonza (Padova) ore 12.16

    A volte mi domando cosa centro io con i viaggi. Io che sono tutto fuorché robusto, che ho lo stomaco debole, che soffro il mal di mare, il mal d'auto, mal di tutto, che riesco a parlare male perfino l'italiano.
    Sono tornato acciaccato, forse anche con qualche costola incrinata, però...

    Cazzo, c'è quel PERO', ed è grande come una casa.
    Non so raccontare i colori che ho negli occhi, la fisicità di corpi accatastati in una tenda o in un taxi-brousse, la carne di zebù, le scorreggie diarroiche (attenzione cari colleghi d'ufficio...), il fango, la pioggia, i vestiti bagnati, il bagno nelle cascate, le sanguisughe, le stelle cadenti, la fatica, gli odori, il sudore, il caldo, la stanchezza che ti fa addormentare comunque e dovunque...
    A farle sono cose che possono fare tutti, anzi forse io sono uno dei più improbabili consumatori d'avventura.
    Però...

    Trent'anni e il mio bagaglio d'avventure sono sufficienti per sapere che la città farà presto a inghiottirmi con i suoi ritmi e le sue regole, per sapere che presto ricomincerò a ingrigirmi, a smarrire l'emozione e i colori che ho addosso.
    So che ci vorrà poco per ritornare il coniglio che ero.
    Però...

    Già il capo si è presentato con il suo conto da saldare, montagne di lavoro arretrato, invidia, lavoro che ho lasciato a lui. Altri verranno a battere cassa, figurarsi, devo ancora pagare l'aereo al Martin (a proposito, mi mandi il tuo conto che ti faccio fare un bonifico...).
    Però...

    ...però mi godo quello che ho addosso ora, e mi scuso di non saperlo raccontare.
    Non si può, semplicemente.

    Ora cerco l'intensità in tutte le cose.

    Baci e abbracci

    Nick

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